Micronovae: scoperto un nuovo tipo di esplosione stellare per le nane bianche

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Micronovae: scoperto un nuovo tipo di esplosione stellare per le nane bianche

Le supernove sono un fenomeno particolarmente energetico e spettacolare (visto alla dovuta distanza). Ma nell’Universo potrebbero essere presenti altri tipi di esplosioni stellari che, per differenziarsi dalle più potenti supernove, sono state chiamate micronovae. Per scoprirle è stato impiegato ancora una volta il Very Large Telescope (in particolare lo strumento X-shooter) dell’ESO (Osservatorio Europeo Australe).

Come già accaduto in passato, il Very Large Telescope permette di avere un’ottima flessibilità di utilizzo permettendo di studiare diverse tipologie di fenomeni. Per esempio recentemente abbiamo scritto del monitoraggio della temperatura dell’atmosfera di Nettuno, ma anche la scoperta di nuovi esopianeti e infine trovare nuove risposte a fenomeni lontani. Ma cosa sono queste micronovae quali sono le loro caratteristiche?

Le micronovae: le esplosioni stellari riservano sorprese

Secondo quanto riportano nello studio “Localised thermonuclear bursts from accreting magnetic white dwarfs” pubblicato di recente, queste esplosioni stellari si possono verificare sulla superficie di alcune tipologie di stelle e bruciare in pochissimo tempo (ore) grandissime quantità di materia. A essere stati analizzati sono i sistemi TV Columbae, EI Ursae Majoris e ASASSN−19bh.

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A parlarne è anche l’italiano Simone Scaringi (astronomo della Durham University) “abbiamo scoperto e identificato per la prima volta quella che chiamiamo micronova. Il fenomeno sfida la nostra comprensione di come avvengono le esplosioni termonucleari nelle stelle. Pensavamo di saperlo, ma questa scoperta propone un modo totalmente nuovo per realizzarle“.

Per quanto le micronovae siano potenti, come scritto sopra, non possono essere paragonate alle supernove né tanto meno alle novae, soprattutto se si pensa in termini astronomici. In comune con queste ultime c’è l’origine, legata a nane bianche che hanno massa simile a quella del Sole, ma dimensioni della Terra.

micronovae

Il fenomeno prevede un sistema binario dove due stelle compagne sono abbastanza vicine. Una delle due riesce a sottrarre idrogeno all’altra con la materia che cade sulla sua superficie (che è molto calda) portando alla fusione nucleare degli atomi che da idrogeno formano elio.

Nel caso delle nove, le esplosioni legate a questo fenomeno si verificano su tutta la superficie stellare rendendo molto più luminosa la stella per alcune settimane. Per le micronovae queste esplosioni sono su scala più ridotta e con una durata inferiore (non durando più settimane ma ore). Per capire quanto siano “sfuggenti” queste esplosioni, basti pensare che la luminosità ottica/UV aumenta di un fattore superiore a 3 in meno di un’ora e in circa 10 ore svanisce. I ricercatori devono essere quindi fortunati ma anche reattivi per coglierli con la strumentazione. Alcuni brillamenti sono stati osservati negli UV con velocità di fuga di 3500 km/s−1.

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Variazione della luminosità ottica di EI Ursae Majoris e ASASSN−19bh

In particolare questo fenomeno sarebbe caratteristico di nane bianche dotate di forti campi magnetici che permettono di veicolare il materiale verso i poli. Come ricordato da Paul Groot (astronomo della Radboud University) questa è la prima volta che viene osservata la fusione di idrogeno in elio in zone localizzate (in particolare ai poli).

La potenza è di circa un milionesimo di quello di una nova ed è per questo che il fenomeno è stato chiamato micronova. Come scritto sopra però non bisogna pensare che, per quanto ridotti, questi fenomeni siano poco esplosivi. In termini umani sono decisamente importanti (una sola esplosione “brucia” circa 20 mila miliardi tonnellate di materia).

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