Meta ha arruolato una società di consulenza per screditare TikTok sui media americani

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Meta ha arruolato una società di consulenza per screditare TikTok sui media americani

Uno degli elementi di interesse emersi contestualmente alla presentazione dei risultati dell’ultimo trimestre fiscale di Meta, lo scorso febbraio, è stato il primo importante rallentamento della crescita in termini di utenti, con anzi un calo di 1 milione di utenti attivi giornalieri nel periodo in esame.

Ma quel che è stato ancor più degno di attenzione è l’ammissione, per nulla velata, che tra le cause di ciò vi sia TikTok. Lo stesso CEO di Meta, Mark Zuckerberg, ha infatti dichiarato nella consueta conferenza telefonica con analisti e investitori: “Le persone hanno molte scelte su come vogliono trascorrere il loro tempo e app come TikTok stanno crescendo molto rapidamente”.

Del resto TikTok ha rappresentato, fin dalla sua nascita, una delle sfide più importanti per Facebook se non una vera e propria spina nel fianco. Il social network di vlogging ha infatti conosciuto una crescita davvero rapidissima, riuscendo a raggiungere 1 miliardo di utenti nel giro di appena tre anni dalla sua disponibilità globale. Tanto per fare un confronto, Instagram ha impiegato circa otto anni per poter raccogliere lo stesso numero di iscritti nel mese di giugno del 2018.

Una minaccia che Facebook ha preso molto sul serio e che, almeno secondo quanto emerge da un articolo del Washington Post, ha cercato di combattere su vari fronti arruolando addirittura una società di consulenza per diffondere sui media locali statunitensi – ma con una strategia di escalation verso quelli nazionali – una narrativa volta a screditare il social network di origini cinesi. Il Post indica in Targeted Victory la società di consulenza a cui si sarebbe rivolta Facebook. Le informazioni di cui il quotidiano statunitense è entrato in possesso sono tratte da mail interne di Targeted Victory che sono state condivise da una fonte anonima con lo stesso Post.

La strategia narrativa di Targeted Victory, fondata nel 2009 da Zac Moffat (già responsabile della strategia digitale nella campagna elettorale di Mitt Romney del 2012), avrebbe puntato a screditare TikTok facendo leva su elementi anche di legittima preoccupazione, quali la proprietà cinese del social network, la raccolta di dati in particolar modo tra i giovani, i possibili danni alla salute mentale del pubblico più giovane e i cattivi esempi e tendenze alimentati da determinati contenuti in circolazione sulla piattaforma.

A tali elementi sarebbero state però aggiunte paure e ansie infondate o enfatizzate, spingendo giornalisti ed opinionisti a lavorare a piccole inchieste in formato locale. Secondo quanto riferisce il Post, l’agenzia avrebbe anche recitato la parte di un “genitore preoccupato”, inviando lettere ai media per sollevare le preoccupazioni citate in precedenza.

Quando Facebook si è trovata, in passato, a dover avere a che fare con potenziali minacce al raggiungimento dei suoi obiettivi, ha percorso strategie molto più dirette e, in realtà, usuali in queste situazioni: l’acqusizione diretta. Così è stato nei casi di Instagram e di WhatsApp. Ma allora Facebook (o Meta che dir si voglia) non era sotto la lente di ingrandimento per la sua condotta. A ciò va aggiunto che TikTok è, come già indicato, di proprietà cinese, il che rende abbastanza fantasioso immaginare che Pechino possa avallare un’operazione di fusione da parte di un’azienda statunitense.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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