Come utilizzare Slack per collaborare e comunicare

Slack, cos’è e come funziona lo strumento di comunicazione per i gruppi di lavoro, indispensabile per collaborare in smart working.

Slack è lo strumento di collaborazione e comunicazione preferito da molte aziende e in questo periodo di emergenza è probabilmente diventato un elemento fondamentale della vita di chi lavora da casa in smart working o nel campo della didattica a distanza. Oltre ad essere utilizzato per lavoro, Slack sta acquistando consensi anche come mezzo per conversare con amici e familiari, questo perché oltre ad offrire piani a pagamento, chiunque può registrarsi per la versione gratuita e creare un suo spazio di lavoro, uno spazio virtuale in cui è possibile impostare conversazioni e progetti diversi chiamati canali. Questi canali funzionano come chat room o chat di gruppo. Sebbene non vi sia un limite al numero di canali che puoi creare o messaggi privati ​​che puoi inviare in Slack, la versione gratuita ti consentirà di vedere solo gli ultimi 10.000 messaggi inviati nell’area di lavoro.

L’intento dei creatori di Slack è quello di aumentare la produttività semplificando la comunicazione tra team o singoli tramite una piattaforma centrale. In una visione più semplicistica, Slack è un sostituto dell’e-mail, sebbene funzioni più come messaggistica di gruppo, rinunciando alle formalità di composizione delle e-mail e avendo vari canali ai quali i membri del team possono essere assegnati. Inoltre, i canali privati ​​possono essere utilizzati per limitare le conversazioni ai membri del team approvati, mentre i canali pubblici sono disponibili per i membri del team.

A differenza di altri concorrenti che hanno la tendenza all’integrazione verticale delle funzionalità, Slack può integrarsi con un’ampia varietà di servizi di terze parti. Tra questi ci sono strumenti di sviluppo come:

Bitbucket, GitHub e IFTTT.
Servizi di archiviazione di file come Google Drive, Box e Dropbox.
Strumenti di gestione del progetto come JIRA e Zendesk.
Piattaforme di social media come Twitter e Foursquare.
Servizi di videoconferenza come Zoom.

Slack può essere eseguito praticamente in qualsiasi browser recente. Le applicazioni desktop sono disponibili per Windows, Mac OS e Linux. Le app mobili sono disponibili su Android e iOS. A luglio 2019, Slack ha lanciato una riscrittura completa dei client desktop e Web per migliorare i tempi di avvio e risolvere le perdite di dati.

Prima di poter entrare in un’area di lavoro Slack, devi avere i mezzi per interagire. Questo può essere fatto tramite l’app mobile e/o l’app desktop disponibili per:

Android – iOS – macOS – Windows – Linux – Web

Dopo aver installato l’app sul tuo dispositivo, sei pronto per accedere a un’area di lavoro.

Possono trarre vantaggio dall’adozione di Slack le organizzazioni che richiedono molta collaborazione tra i membri del gruppo, programmatori, giornalisti e altri professionisti sparsi in diversi uffici, le aziende che impiegano un numero elevato di lavoratori remoti o liberi professionisti o hanno membri del gruppo che viaggiano. Al contrario, le attività estremamente incentrate sul cliente come uno studio medico o un’agenzia immobiliare hanno meno probabilità di aver bisogno di Slack.

Per impostazione predefinita, Slack crittografa i dati inattivi e quelli in transito per tutti gli utenti, anche per i piani gratuiti. Inoltre, i dati vengono ulteriormente protetti con strumenti come Slack Enterprise Key Management (Slack EKM), registri di controllo e integrazioni con i principali fornitori di prevenzione della perdita di dati (DLP).

Praticamente qualsiasi organizzazione o, in generale, un gruppo di persone, può usare Slack. Puoi creare gratuitamente in qualsiasi momento il tuo team per iniziare a valutare la piattaforma.

La versione gratuita non ha limiti al numero di utenti che possono essere aggiunti a un gruppo, conserva e indicizza gli ultimi 10.000 messaggi per la ricerca, la condivisione di file è limitata a un totale di archiviazione di 5 GB e può utilizzare 10 app di terze parti o personalizzate. Per questo motivo, Slack sta guadagnando consensi come piattaforma di comunicazione al di fuori dei contesti di lavoro.

Per i piani a pagamento sono naturalmente disponibili funzionalità aggiuntive.

Il piano Standard, che è € 6,25 utente/mese, fatturato ogni anno, memorizza messaggi illimitati e può utilizzare un numero illimitato di integrazioni. Include inoltre criteri di conservazione personalizzati, gruppi di utenti, accesso a Google Authentication/App per domini, accesso guest e un servizio di inserimento della posta configurabile. Per la maggior parte delle organizzazioni di medie dimensioni, il piano standard è quello più indicato.

Il piano Plus, con addebito annuale di € 11,75 al mese, include una gestione avanzata delle identità tramite SSO basato su SAML, le esportazioni di conformità della cronologia dei messaggi e la sincronizzazione in tempo reale di Active Directory.

La versione Enterprise Grid è un piano su misura che si rivolge alle organizzazioni con un numero di dipendenti compreso tra 500 e 500.000, consente spazi di lavoro illimitati e canali condivisi, permettendo alle organizzazioni di configurare Slack in modo da rispecchiare meglio la propria struttura organizzativa.

Per gli istituti di istruzione qualificati, Slack offre sconti dell’85% dal prezzo annuale dei piani Standard e Plus. Per le organizzazioni senza scopo di lucro offre l’accesso gratuito al piano Standard.

Slack non ha una curva di apprendimento particolarmente ripida, anche se alcune caratteristiche che aumentano notevolmente l’usabilità possono inizialmente essere difficili da assimilare a causa di alcuni aspetti dell’interfaccia utente poco chiari.

È probabile che, se ti unisci a un’area di lavoro Slack aziendale, l’amministratore Slack avrà già organizzato il tuo account e ti verrà inviata un’e-mail che includerà un link “Iscriviti ora”. Fai clic su quel link e ti verrà richiesto di digitare il tuo indirizzo e-mail e una password.

Se la tua organizzazione utilizza un unico servizio di accesso, Slack avrà già i dettagli del tuo account, quindi dovrai accedere solo con il provider di accesso della tua azienda.

Se hai già installato l’app, puoi accedere direttamente a un’area di lavoro. La prima cosa da fare è aprire il client Slack. Una volta aperto, fai clic su Accedi. Dal browser, inserisci l’URL Slack, quindi fai clic su Continua, Inserisci il tuo indirizzo e-mail e la password, quindi Accedi. Oppure esegui l’autenticazione utilizzando il provider Single Sign-On (SSO) della tua azienda. Quando richiesto, fare clic su Apri Slack per tornare all’app desktop.

Se non conosci il nome esatto dell’area di lavoro Slack che stai cercando, vai alla pagina di ricerca dell’area di lavoro Slack , digita il tuo indirizzo e-mail e fai clic su Conferma. Slack ti invierà un’e-mail con un elenco di tutte le aree di lavoro Slack a cui sei stato invitato a partecipare.

Apri l’app Slack, quindi tocca “Sign in”. Tocca “Email me a magic link”.
Inserisci il tuo indirizzo e-mail e vai Avanti. Quindi, tocca “Open Email App”.
Apri l’e-mail da Slack e conferma con “Confirm Email Address”.
Tocca Avanti per accedere. Se per la tua area di lavoro o organizzazione è richiesto l’accesso Single Sign-On (SSO), esegui l’autenticazione con il provider SSO della tua azienda.
L’organizzazione di Slack si basa sulla suddivisione in spazi di lavoro, delle istanze riservate del software, ed è fondamentale creare i giusti canali per ottenere il massimo da Slack. I canali organizzano le informazioni, suddividendole per team o argomento, come le categorie della posta elettronica.

Come creare un canale
A seconda della versione di Slack che stai usando, se sei un Admin o un Full Member vedrai un segno + accanto a “Channels” nella parte superiore della colonna di sinistra, oppure vedrai un cerchio con un segno + al suo interno. Fai clic su quel pulsante. Se hai il segno + normale, dovrai selezionare “Create a channel” dal pulsante a discesa. Altrimenti, lo vedrai immediatamente dalla finestra pop-up.

Digita un nome per il tuo canale e aggiungi una descrizione, se lo desideri. Hai anche la possibilità di rendere privato il canale, il che significa che gli altri possono vederlo o unirsi solo se hanno ricevuto l’invito. Gli utenti proprietari o amministratori possono rendere privato qualsiasi canale di cui fanno parte (tranne il canale #general) in qualsiasi momento, ma una volta che lo rendi privato, non puoi renderlo di nuovo pubblico.

Una volta cliccato su “Create”, apparirà una finestra che ti consentirà di aggiungere membri al tuo canale. Puoi aggiungere tutti nella tua area di lavoro, alcune persone selezionate, oppure puoi saltare l’aggiunta di persone per il momento.

Fonte: https://www.punto-informatico.it/
Foto: https://www.punto-informatico.it/

https://www.carlomauri.net

Edge: migliora lo scrolling

Il gruppo di Redmond spiega attraverso l’adozione di quali accorgimenti sta migliorando lo scrolling all’interno del proprio browser.

Microsoft Edge

L’adozione di Chromium ha segnato un nuovo capitolo nella storia di Edge, con Microsoft costantemente al lavoro per migliorare l’esperienza offerta dal browser intervenendo su ogni suo singolo aspetto. Oggi un post condiviso sul blog ufficiale descrive quanto fatto per lo scrolling, una delle operazioni eseguite con maggiore frequenza durante la navigazione.

Nelle scorse versioni di Edge è stato introdotto quello che il gruppo di Redmond definisce Smooth Scrolling su Windows 10 sfruttando alcune componenti integrate nel sistema operativo. Un approccio però pressoché impossibile da replicare su altre piattaforme: ecco perché in futuro verrà abbandonato in favore di una soluzione maggiormente condivisa, studiata in partnership con la community del progetto Chromium.

Saranno inoltre tenuti in considerazione i feedback fin qui ricevuti relativamente a diversi aspetti del software:

per il 41% a ciò che Microsoft definisce “personality” ovvero il feeling restituito dall’operazione;
per il 39% a problemi di tipo funzionale come la non corretta visualizzazione dei contenuti in siti specifici o nell’interpretazione dei diversi input (rotella del mouse, touchpad, tastiera, toushcreen e così via);
per il 13% a intoppi legati alle performance come blocchi o rallentamenti;
per il 5% a malfunzionamenti nello scorrimento dei documenti PDF;
per il 2% legati ad altri fattori.
Microsoft ha così deciso di dare priorità agli aspetti riguardanti “personality” e performance. Lo sta facendo intervenendo sull’animazione che accompagna lo scrolling e calcolando in termini percentuali il salto da effettuare in verticale ad ogni azione (fino ad oggi erano 100 pixel per movimento della rotella sul mouse e 40 pixel per click sulla barra laterale o pressione sulle frecce direzionali della tastiera).

Implementato anche il cosiddetto effetto Overscroll Bounce per i dispositivi che prevedono un’interazione touch così da rendere più intuitivo comprendere quando si è giunti alla fine di una pagina o di un contenuto.

Si parla poi di Scroll Chaining e Scroll Latching. La prima tecnica è quella che attiva lo scorrimento di quanto si trova nel resto della pagina quando un suo contenuto specifico è giunto al termine (pensiamo a un iframe). Molto usata in passato, è da più parti ritenuta problematica. Naturale il passaggio al secondo approccio che non attiva lo scrolling del contenitore parent fino all’esecuzione del comando successivo.

Sarà implementato inoltre Fling Boosting per aumentare progressivamente la velocità di scorrimento quando si registrano più input in rapida successione: utile ad esempio per le pagine con molto testo o i documenti parecchio lunghi, per giungere in fretta a un punto avanzato.

Via infine Quick Flick, bocciata. La funzionalità provocava un salto importante in termini di pixel in occasione di un input veloce. A quanto pare non tutti sono stati in grado di sfruttarla come inizialmente immaginato da Microsoft.

Fonte: https://www.punto-informatico.it/
Foto: https://www.zeusnews.it/

https://www.carlomauri.net

Facebook, 24 ore di ban a Benjamin Netanyahu

Facebook ha bloccato per 24 ore un chatbot usato per la campagna elettorale di Benjamin Netanyahu: in Israele come in Italia, fermato l’hate speech.

Un chatbot al servizio del leader istraeliano Benjamin Netanyahu è stato bannato per 24 ore da Facebook a seguito della violazione delle norme sull’hate speech. Con le elezioni alle porte, la tensione si sta alzando e con essa i toni del dibattito politico in medio oriente: laddove i toni sono andati oltre un certo limite, però, Facebook non ha esitato a chiudere i rubinetti.

Il blocco è durato 24 ore: per il modus operandi di Facebook si tratta di una sorta di cartellino giallo che, oltre a limitare nell’immediato l’esasperazione dei toni nei confronti dei follower del profilo bloccato (annullando il potenziale comunicativo del canale in un momento cruciale della campagna elettorale), rappresenta un avvertimento per il futuro. Se la violazione dovesse essere reiterata, il blocco potrebbe durare oltre o si potrebbe arrivare al ban definitivo.

In Italia ha alzato un piccolo polverone il ban di Forza Nuova e Casapound da Facebook, con tanto di ampia discussione sulla bontà della libertà di espressione e del diritto privatizzato e sovranazionale identificato in Mark Zuckerberg. Questa discussione, spesso molto limitata ai limiti dei confini nazionali, andrebbe però affrontata nell’ottica più ampia di quel che accade in tutto il mondo, ove Facebook ha a che fare con fenomeni ben più ampi e radicati del sovranismo nostrano. In buona parte gli account italiani erano stati ammoniti in passato con misure simili a quelle ricadute oggi su Netanyahu, poi è arrivato il ban (esteso ad un intero movimento) a chiusura delle reiterazioni delle violazioni.

Le frasi usate da Netanyahu erano particolarmente pesanti contro i partiti rivali nei quali sono presenti rappresentanze arabe, accusate di voler distruggere Israele. Benzina sul fuoco che avrebbe rischiato di divampare ed il social network avrebbe rischiato di rimanerci invischiato.

Fonte: https://www.punto-informatico.it

https://www.carlomauri.net

Alexa Answers: io chiedo, tu rispondi

Rollout negli Stati Uniti per la piattaforma Alexa Anwers: gli utenti possono rispondere alle domande poste da altri membri della community.

Alexa è intelligenza artificiale, è assistente virtuale, è community: la dimostrazione nell’iniziativa Alexa Answers al debutto ufficialmente oltreoceano in questi giorni. Permette agli utenti di rispondere direttamente alle domande poste da altre persone. Una sorta di piattaforma per la conoscenza condivisa, attraverso la quale sciogliere dubbi e replicare ai quesiti altrui, con l’IA di Amazon a fungere esclusivamente da tramite.

Accessibile al momento solo negli Stati Uniti, consente a chiunque di rispondere a domande del tipo: “Quanti fiumi scorrono in Brasile?”, “Quanto bisogna dormire ogni giorno per stare bene?” oppure “Quanti strumenti è in grado di suonare Stevie Wonder?”. Quesiti ai quali difficilmente un algoritmo può far fronte poiché è difficile reperire la informazioni corrette dalle risorse online.

Il progetto Alexa Answers è stato lanciato lo scorso anno in una fase beta privata accessibile da poche migliaia di utenti e ora è stato avviato un rollout su più larga scala. Una volta ricevuta una risposta, Alexa la riproduce specificando che arriva da un altro utente. Queste le parole di Bill Barton, Vice President di Alexa Information per Amazon.

Ad oggi l’obiettivo non pare raggiungibile, almeno non ancora. Per questo l’IA, talvolta, deve necessariamente farsi da parte e lasciare che siano gli utenti stessi a rispondere.

Fonte: https://www.punto-informatico.it

https://www.carlomauri.net

Firefox Premium Support for Enterprise a pagamento

Arriva la formula Premium Support di Firefox, destinata all’ambito enterprise: il costo partirà da 10 dollari per ogni installazione del browser.

Anche Firefox avrà la sua versione a pagamento, come anticipato nei mesi scorsi. Si tratta della formula Premium Support offerta a chi opera all’interno dell’ambito enterprise. Le edizioni classiche del browser continueranno a rimanere disponibili in modo del tutto gratuito e ad essere aggiornate di continuo, come sempre avvenuto. Lo stesso vale per la Extended Support Release.

Questi i benefit e gli extra per chi sceglierà la nuova opzione premium: segnalazione dei bug in forma diretta e privata, fix immediato dei problemi relativi alla sicurezza, tempistiche garantite per le risposte fornite dal supporto di assistenza, portale dedicato ai clienti Enterprise, possibilità di contribuire alla definizione della roadmap di sviluppo, ricezione di notifiche relative agli eventi critici (non è dato a sapere con precisione a cosa ci si riferisce, forse all’introduzione di nuove feature) e tool di gestione esclusivi. La formula sarà offerta a partire dal prezzo di 10 dollari per ogni installazione, come si può vedere nell’immagine di seguito condivisa dal sito gHacks.

Le aziende potranno dunque contare su un aiuto in più, a fronte di una spesa periodica, per la gestione di Firefox sui dispositivi e i terminali legati alla propria attività. In questo modo Mozilla punta a generare una nuova fonte di entrate per sostenere il proprio business (come già fatto con un servizio VPN o con le news senza pubblicità) e a rendere il browser di maggiore appeal per l’ambito non-consumer. Ad oggi la maggior parte degli introiti per la società è legata all’impiego di Google come motore predefinito per le ricerche online degli utenti.

Si sta dunque per aprire un nuovo capitolo nella storia di Mozilla, considerando anche le dimissioni annunciate da Chris Beard, che dal prossimo anno non sarà più CEO della società.

Fonte: https://www.punto-informatico.it

https://www.carlomauri.net

Germania, scommessa sul Quantum Computing

La Germania scommette 650 milioni di euro sul Quantum Computing in collaborazione con IBM: Q System One sarà installato in Germania

La Germania ha deciso di puntare forte sul Quantum Computing, ambito che da più parti viene descritto come un’area ad altissimo potenziale ma per il quale ad oggi non è chiaro quali possano essere gli orizzonti temporali per una concretizzazione dei progetti in essere.

Berlino non ha tuttavia esitato ed ha messo allo stesso tavolo la cancelliera Angela Merkel e l’amministratore delegato Ginni Rometty. L’esito è un accordo che porterà IBM ad installare un computer quantistico (“Q System One“) in Germania, in collaborazione con la Fraunhofer Society. Sarà questa la base per l’avvio di un comune percorso di ricerca sul tema, con un investimento da parte dei tedeschi pari a qualcosa come 650 milioni di euro.

Così come l’Italia ha dimostrato di voler dire la propria sul tema dell’Intelligenza Artificiale (dove anche i tedeschi non intendono certo tirarsi indietro, mettendo sul piatto capitali decisamente ingenti), la Germania sembra voler trainare l’Europa sul tema del computing quantistico. Con questo investimento, in particolare, IBM porta per la prima volta il quantum computing fuori dagli USA ed in cambio i ricercatori tedeschi avranno un accesso privilegiato ai laboratori nei quali questo tipo di frontiera sta per essere esplorato.

La ricerca sul tema sta facendo forti passi avanti, ma restano ancora gravi ostacoli da superare: la ricerca dovrà rendere più stabili i computer quantistici, riuscendo a calmierare ogni possibile agente in grado di inficiare i risultati dell’elaborazione. Con la quantistica, infatti, l’accelerazione è estrema e si può portare un sistema quale Q System One a performance milioni di volte più alte rispetto ai supercomputer odierni. La scalata è pertanto ad altissimo potenziale e l’Europa si sta finalmente muovendo per non rimanere indietro.

Fonte: https://www.punto-informatico.it

https://www.carlomauri.net

Google Chrome 77 sposta i link tra i device

Google Chrome 77 introduce una nuova funzionalità che consente di inviare link tra un dispositivo e un altro sfruttando semplicemente un apposito menu.

Con l’arrivo in build ufficiale della nuova versione di Google Chrome, giungono alcune interessanti novità sul browser di Mountain View. Chrome 77, infatti, non si limita ad un lungo elenco di correzioni relative a bug scoperti nel frattempo – interventi utili a mantenere la sicurezza e la stabilità del browser – ma porta avanti anche una serie di miglioramenti con i quali Google intende mantenere e confermare l’acquisita leadership nel settore.

Una prima curiosità è relativa alla gestione delle favicon tra le schede: il caricamento della pagina mostra la favicon circondata da un segnale di caricamento, il che rende facilmente comprensibile al colpo d’occhio quali pagine stiano ancora caricando e quali siano invece pronte. Semplice maquillage stilistico, ma di sicura utilità durante la navigazione.

Chrome 77 e i link
Tra le novità più interessanti della nuova versione v’è invece la possibilità di inviare link ad altri dispositivi che contemplano lo stesso tipo di servizio (attraverso Chrome, ovviamente). Chiunque stia lavorando su una tab di Chrome su desktop, quindi, non deve far altro che portare il mouse su un apposito pulsante che compare nella barra degli indirizzi ed avrà accesso ad un menu che consente l’invio del link ad un altro dispositivo.

Non occorre far altro che scegliere il dispositivo a cui si intende inviare il link ed il tutto sarà trasferito seduta stante: aprendo il browser da altro device (smartphone, tablet, desktop) si riceve il link e vi si può accedere senza passare necessariamente tramite mail, WhatsApp o qualunque altro scomodo strumento di intermediazione.

La novità è prevista su Windows 10 come su Android e iOS. Negato, al momento, il supporto su macOS, ma è presumibile un futuro aggiornamento per l’estensione completa della funzione all’intera galassia Chrome.

Il rollout della funzione avverrà nel giro di alcune settimane, in parallelo all’aggiornamento di Chrome sulle varie piattaforme. Per sapere quale versione di Chrome si sta utilizzando è sufficiente cercare tra le “Informazioni su Chrome” nel menu “Impostazioni”, oppure andando sulla pagina chrome://settings/help.

Fonte: https://www.punto-informatico.it

https://www.carlomauri.net

Lo speaker di Bose con Alexa e Assistente Google

L’altoparlante Bose Portable Home Speaker offre la compatibilità sia all’intelligenza artificiale di Alexa sia a quella dell’Assistente Google.

Già oggi la scelta è vasta per chi desidera acquistare uno smart speaker ovvero un altoparlante in grado non solo di connettersi a Internet e di riprodurre la musica in modalità cablata o wireless, ma anche di interpretare i comandi vocali e di eseguire azioni di conseguenza. Il modello Bose Portable Home Speaker annunciato oggi dal produttore statunitense ha però una caratteristica che potrebbe elevarlo sopra la concorrenza.

Dando uno sguardo alla scheda tecnica balza all’occhio la certificazione IPX4 che ne garantisce la resistenza al contatto con schizzi d’acqua e con la pioggia (non all’immersione). Il design mostra inoltre nella parte superiore una vera e proprio maniglia per il trasporto, così da poterlo spostare con facilità tra le stanze della casa o in ambienti esterni.

Il corpo è realizzato in alluminio anodizzato, studiato per erogare un suono a 360 gradi. Il peso si attesta a poco più di 1 Kg, mentre l’autonomia dichiarata arriva a 12 ore con una singola ricarica della batteria interna da effettuare tramite porta USB-C. Sopra sono posizionati i pulsanti fisici per accensione/spegnimento, attivazione/disattivazione microfoni, attivazione IA, Bluetooth, regolazione volume e messa in pausa/ripresa della riproduzione.

La peculiarità è però un’altra e va ricercata nella sua doppia natura di smart speaker: offre il supporto sia all’assistente virtuale Alexa di Amazon sia al competitor Assistente Google di bigG. In questo modo chi lo acquista può decidere a quale delle due intelligenze artificiali affidarsi, anche sulla base della tecnologia già integrata nell’abitazione. Non mancano ovviamente i moduli WiFi e Bluetooth, così come la compatibilità con il sistema AirPlay 2 di Apple. Insomma, un altoparlante senza dubbio versatile.

Il debutto sul mercato del dispositivo è fissato per il 19 settembre, al prezzo di 349 dollari. Non sarà dunque il più economico degli smart speaker in circolazione, ma la spesa promette di essere ripagata dalla qualità del comparto audio, dal design curato e dalla caratteristica appena descritta. Due le colorazioni tra cui scegliere: Triple Black e Luxe Silver, come si può vedere nella galleria di immagini qui sopra.

Aggiornamento (23/08/2019, 10.45): riceviamo e pubblichiamo informazioni in merito al debutto in Italia del dispositivo. Sarà in vendita nel nostro paese a partire dal 3 ottobre, al prezzo di 369,95 euro, con la fase di pre-ordine che prenderà il via il 19 settembre

Fonte: https://www.punto-informatico.it

https://www.carlomauri.net

Le self-driving car Waymo e la pioggia del Florida

Waymo porta alcune delle sue vetture a guida autonoma in Florida, così da migliorare la gestione delle condizioni meteo più complicate.

Le vetture a guida autonoma dovranno garantire la piena affidabilità in ogni condizione meteo, non solo quando in cielo splende il sole e la visibilità è ottima. Sono in questo modo sarà possibile parlare di veicoli davvero intelligenti e sicuri. Lo sa bene Waymo, che ha scelto di portare alcune delle sue unità in Florida, giusto in tempo per l’inizio della stagione delle piogge, la Hurricane Season.

Un numero non meglio precisato di Chrysler Pacifica e di Jaguar I-Pace trasformate in self-driving car dalla divisione di Alphabet circolerà sull’asfalto bagnato nelle città di Naples e Miami. A bordo sarà sempre presente un conducente, con le mani sul volante per tutto il tempo: l’obiettivo è quello di raccogliere informazioni per valutare l’efficacia degli algoritmi IA in dotazione alle auto quando i sensori si trovano a dover fare i conti con precipitazioni, pozzanghere e con il sempre pericoloso aquaplaning.

Altre vetture autonome di Waymo viaggeranno sulle autostrade che uniscono Orlando, Tampa, Fort Myers e Miami. Lo scopo dell’iniziativa non cambia: continuare nel processo di perfezionamento del sistema che un giorno non troppo lontano (si spera) sarà in grado di portare i passeggeri dal punto A al punto B in modo sicuro, rapido e intelligente.

Lo scorso anno la divisione di Alphabet ha avviato un programma di trasporto aperto al pubblico a Phoenix (Arizona). C’è però ancora qualche limitazione, necessaria affinché la tecnologia possa continuare a evolvere senza esporre gli utenti ad alcun rischio.

Nei mesi scorsi l’azienda, nata come una sorta di spin-off di Google, ha inoltre siglato una partnership con Renault e Nissan così da poter portare le proprie self-driving car anche sulle strade di Francia e Giappone. Waymo non è ad ogni modo l’unica realtà impegnata su questo fronte: un po’ tutti gli automaker hanno messo in campo progetti simili, così come i giganti del mondo hi-tech, Apple compresa.

Fonte: https://www.punto-informatico.it

https://www.carlomauri.net

YubiKey 5Ci, la Security Key per USB-C e Lightning

La Security Key di Yubico con doppio connettore Lightning e USB-C fa il suo debutto ufficiale sul mercato: YubiKey 5Ci è in vendita a 70 dollari.

A nnunciata inizialmente nei mesi scorsi, oggi YubiKey 5Ci fa il suo debutto ufficiale sul mercato. Si tratta della Security Key per l’autenticazione a due fattori compatibile con i dispositivi dotati di porte USB-C e Lightning.

YubiKey 5Ci per USB-C e Lightning

Il dispositivo, così come gli altri già presenti nel catalogo del produttore, è compatibile con applicazioni e servizi come 1Password, Bitwarden, Idaptive, LastPass per la gestione delle credenziali di accesso a siti e piattaforme. Supporto garantito anche per il browser Brave su iOS. Yubico sottolinea inoltre la continua collaborazione con gli sviluppatori attraverso il Developer Program al fine di ampliare ulteriormente l’elenco. Da precisare che nel comunicato giunto in redazione è riportato come la chiave al momento non funzioni con lo slot USB-C del tablet iPad Pro di terza generazione.

La nuova Security Key è già in vendita sulle pagine del sito ufficiale al prezzo di 70 dollari. Così  Jerrod Chong, Chief Solutions Officer dell’azienda, commenta l’annuncio odierno.

YubiKey 5Ci colma una lacuna critica nell’ecosistema mobile legato all’autenticazione. Si tratta della prima Security Key per iOS sul mercato a offrire un sistema solido e semplice attraverso la connessione Lightning, fornendo al tempo stesso un’esperienza unificata su altri dispositivi mobile, desktop e laptop.

Fonte: https://www.punto-informatico.it

https://www.carlomauri.net

Share via
Copy link
Powered by Social Snap