Zoom: ID nascosto per evitare lo Zoombombing

Con il nuovo aggiornamento del client, Zoom non mostra più l’ID del meeting in corso sulla barra del titolo: il lavoro del team però non finisce qui.

Negli Stati Uniti il Department of Justice è stato chiaro: lo Zoombombing è un reato. Fare irruzione nelle riunioni altrui per il semplice gusto del divertimento non è concesso, nemmeno se il servizio impiegato mostra il fianco a pratiche di questo tipo. Si rischiano sanzioni e persino il carcere. Del fenomeno si è parlato spesso nelle ultime settimane, complice un forte incremento nel volume di utenti di Zoom, piattaforma dedicata a meeting e videoconferenze.

La software house, raccolte numerose segnalazioni in merito a problemi di sicurezza e privacy, si è messa al lavoro per la loro risoluzione in tempi rapidi. Oggi annuncia l’aggiornamento del client alla versione 4.6.20033.0407 che tra le altre cose nasconde l’ID del meeting non mostrandolo sulla barra del titolo. Un cambiamento non certo radicale, ma si spera sufficiente per evitare che gli screenshot condivisi pubblicamente durante una riunione possano rendere l’informazione visibile a chi poi tenta di farvi ingresso in modo non autorizzato.

Il Zoom Meeting ID non viene più mostrato sulla barra del titolo. Il titolo sarà semplicemente “Zoom” per tutte le riunioni, così da evitare che altri possano vedere l’informazione legata a conferenze in atto quando, ad esempio, gli screenshot vengono condivisi pubblicamente.

Il lavoro del team per migliorare aspetti chiave di Zoom non finisce certo qui. Non a caso la società ha annunciato la scorsa settimana un Feature Freeze di 90 giorni in cui non verranno rilasciate nuove funzionalità, concentrando ogni risorsa disponibile sui bug e sulle vulnerabilità emerse.

Ieri l’azienda ha inoltre comunicato di essersi assicurata le competenze di Alexa Stamos, già Chief Security Officer di Facebook dal 2015 al 2018, proprio con l’obiettivo di porre rimedio a una situazione che altrimenti rischia di vanificare il forte incremento della user base registrato in seguito all’esplosione dell’emergenza coronavirus quando milioni di persone si sono ritrovate bloccate a casa per via dei lockdown alla ricerca di una soluzione per lo smart working o più semplicemente per rimanere in contatto con i propri cari.

Fonte: https://www.punto-informatico.it/
Foto: https://www.punto-informatico.it/

https://www.carlomauri.net

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