aFuel è il primo combustibile a emissioni negative. Ecco perché e come si produce

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aFuel è il primo combustibile a emissioni negative. Ecco perché e come si produce

Nei giorni scorsi tra gli stand della fiera di Monaco, abbiamo avvistato una Tesla Model Y modificata per funzionare tramite un generatore di corrente elettrica, alimentato da un particolare combustibile.

La notizia ha causato numerose reazioni, sia tra i commenti, sia sui social network, soprattutto per il dato diffuso da Obrist, l’azienda che ha ideato il progetto, riguardante le emissioni di CO2. Secondo loro la quantità non solo è bassa, ma è addirittura negativa: -24 grammi di CO2 al chilometro. Come è possibile un risultato del genere? Abbiamo dunque raccolto qualche informazione in più per spiegare meglio il procedimento.

Metanolo dalla Foresta Moderna

L’idea di Obrist si basa su quella che chiama “Foresta Moderna”, ovvero la raccolta delle materie prime necessarie, non da alberi o organismi (carbone o petrolio) ma da ciò che più di tutto è disponibile nell’ambiente: acqua e aria. Questo però non è sufficiente, visto il procedimento molto dispendioso da un punto di vista energetico. Il progetto di aFuel, così è stato chiamato il rivoluzionario combustibile, si basa prima di tutto su una centrale fotovoltaica di dimensioni notevoli, 5 km per 2 km, possibilmente in una zona del pianeta con un forte irraggiamento solare.

aFuel

È necessaria inoltre la vicinanza al mare, per ricavare facilmente l’acqua che viene desalinizzata, e sottoposta al processo di elettrolisi, proprio tramite l’energia elettrica prodotta dal campo fotovoltaico. Da questo procedimento si ottengono idrogeno e ossigeno. Contemporaneamente viene innescato un meccanismo di segregazione dell’anidride carbonica dall’aria. La CO2 viene purificata e anch’essa stoccata. A questo punto dall’idrogeno e dall’anidride carbonica viene sintetizzato il metanolo, che Obrist chiama eMetanolo.

Acqua e aria trasformate in combustibile e carbone

Secondo le stime del progetto, da 2 kg di acqua di mare, 3.371 kg di aria atmosferica, e energia pari a 11,97 kWh, si producono 1 kg di aFuel e 1,5 kg di ossigeno. Superata questa fase il combustibile verrebbe distribuito con i metodi classici, tramite pipeline o trasporto marittimo. Fin qui il procedimento, pur essendo a scarso impatto ambientale, sarebbe al massimo alla pari per quanto riguarda le emissioni di carbonio. Quindi da dove deriva il dato al negativo?

aFuel

Nello stesso procedimento con cui Obrist pianifica di catturare la CO2 necessaria per la sintesi, c’è la possibilità di segregarne in eccesso, trasformandola in una sorta di carbone artificiale chiamato cSink. Questo composto sarebbe inerte e facile da stoccare, sottraendo anidride carbonica all’atmosfera in modo permanente. Per ogni kg di aFuel bruciato nel motore, ci sarebbe dunque parallelamente una certa quantità di cSink immagazzinata. Da qui dunque la dichiarazione delle emissioni di -24 grammi per km.

aFuel

Chiaramente sulla carta sembrerebbe tutto semplice, ma anche ammettendo che si possa realmente concretizzare una centrale di produzione di tale portata, quali potrebbero essere le controindicazioni? Il primo dubbio riguarda una produzione fotovoltaica così elevata. Ha davvero senso usare tutta quell’energia elettrica per procedimenti energivori e con scarsa efficienza, anziché impiegarla direttamente per alimentare trasporti elettrificati, oltre che abitazioni e industrie?

Ammesso che si decida di farlo, aFuel, pur con una densità energetica superiore all’idrogeno, avrebbe gli stessi problemi dei combustibili odierni, più che altro legati al trasporto, a sua volta inquinante, e con la minaccia di disastri ambientali, soprattutto via mare. Infine, anche con una emissione di CO2 realmente negativa, resterebbero le emissioni secondarie, legate soprattutto alla creazione di ossidi di azoto durante la combustione, che non sono un problema a livello climatico, ma lo sono per la salute umana.

Tuttavia potrebbe essere un progetto interessante per un periodo di transizione e di uscita dall’economia del petrolio, nonostante le difficoltà produttive restino elevate.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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