La FTC consulta un portavoce di Google, ma la testimonianza va a favore di Microsoft

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La FTC consulta un portavoce di Google, ma la testimonianza va a favore di Microsoft

Durante il processo che vede la FTC opporsi all’acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft, l’autorità antitrust americana ha chiamato a deporre anche un portavoce di Google. A quest’ultimo è stato chiesto di chiarire alcuni aspetti di Stadia e del relativo fallimento della piattaforma, ma la testimonianza si è trasformata in un punto a favore per Microsoft.

Il motivo è piuttosto semplice: durante il controinterrogatorio gli avvocati di Microsoft hanno chiesto se l’obiettivo di Stadia fosse competere con le console cosiddette “tradizionali” e l’uomo ha risposto chiaramente “sì”. Il portavoce in questione è Dov Zimring, ex product lead del progetto Stadia, il quale ha chiarito che la piattaforma di Google non competeva in un mercato separato.

Questo potrebbe apparire un dettaglio di poco conto, ma è alla base dell’opposizione della FTC e, soprattutto, della CMA britannica che si è già espressa negando l’acquisizione. Le due autorità, infatti, sostengono che l’acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft rischia di consegnare il monopolio di un mercato emergente alla società di Redmond.

In particolare, la CMA aveva preso in esame proprio il caso di Google Stadia per sostenere questa tesi. Tuttavia, adesso è direttamente Google ad affermare che il cloud gaming, almeno secondo la sua visione, non rappresenta un mercato separato da quello console, il che colloca questi servizi nel settore in cui, secondo Microsoft, Sony e Nintendo detengono un ampio vantaggio. Questo, naturalmente, fa decadere l’intera struttura accusatoria delle due autorità antitrust.

Zimring ha anche spiegato che la ragione del fallimento è da ricercare nella mancanza di contenuti. Questo ha offerto un assist agli avvocati di Microsoft per sottolineare che attualmente i titoli di Activision Blizzard non sono presenti su alcuna piattaforma di cloud gaming, situazione che invece cambierebbe nel caso in cui l’acquisizione si concluda.

Durante l’udienza, è intervenuta anche Sarah Bond di Microsoft che ha rivelato un importante retroscena sul tanto discusso Call of Duty, al centro delle preoccupazioni di Sony. A quanto pare, prima del lancio di Vanguard, il capitolo della serie rilasciato nel 2021, Activision ha tenuto alcuni colloqui con Microsoft in cui ha richiesto espressamente una quota superiore a quella standard per gli acquisti effettuati sullo store di Microsoft, o in alternativa non avrebbe pubblicato il gioco per Xbox Series X|S.

Inoltre, gli accordi di marketing con Sony hanno impedito a Microsoft di pubblicizzare Vanguard persino sui suoi canali principali, tra cui YouTube. L’obiettivo pare sia stato impedire a Microsoft di rendere noto l’arrivo del titolo su Xbox ai potenziali clienti che si sarebbero trovati a scegliere tra le due piattaforme concorrenti.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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