Auto esplosa a Napoli, l’ibrido non c’entra nulla. A bordo bombole di gas di uno strumento di misura

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Auto esplosa a Napoli, l’ibrido non c’entra nulla. A bordo bombole di gas di uno strumento di misura

Nei giorni scorsi la stampa nazionale ha riportato all’unisono un fatto grave accaduto sulla tangenziale di Napoli. Una vettura sperimentale, un progetto seguito, tra gli altri, anche dal CNR, è esplosa, con gravi conseguenze per i due occupanti. Una di questi è Maria Vittoria Prati, ricercatrice di 66 anni, purtroppo rimasta intrappolata nel rogo seguente, e che ora lotta per la vita con il 90% del corpo con ustioni di terzo grado. Fulvio Filace, studente di 25 anni, è stato invece sbalzato fuori dal veicolo.

Come da solito copione, la stampa generalista si è scagliata titolando “auto ibrida esplode”, per trovare subito il colpevole nell’elettrificazione del veicolo. In realtà nella motorizzazione della vettura in questione non c’era nulla che potesse causare un tale disastro. Il progetto ha lo scopo di ibridizzare vecchi veicoli, così da diminuire le emissioni inquinanti di vecchie auto a benzina e diesel.

PEMS

Un pannello solare sul tetto ricarica una piccola batteria al litio (assolutamente sicura e di dimensioni ridotte), la quale alimenta due motori elettrici situati direttamente nelle ruote posteriori. In questo modo la vettura può continuare ad utilizzare il suo motore a combustione originale, contando però sulla potenza aggiuntiva dell’asse posteriore, con relativa diminuzione dei consumi.

Per misurare questi consumi, e dunque certificare l’efficacia del sistema, si utilizzano diverse apparecchiature, ed è proprio qui che potrebbe trovarsi la causa dell’incidente. Come riportato fin dalle prime ore, a bordo si trovavano bombole di gas non meglio identificato, unico componente in grado di causare una vera e propria esplosione. Il gas serve in alcuni misuratori, come il PEMS (Portable Emission Measurement System), che sfruttano una fiamma alimentata da miscele di gas (come idrogeno ed elio), che va a bruciare ulteriormente i gas di scarico dell’auto, per rilevare la presenza di idrocarburi incombusti.

PEMS

Le indagini sono ovviamente ancora in corso, ma sembra decisamente plausibile che un’esplosione possa derivare dalla strumentazione utilizzata, la quale potrebbe poi aver coinvolto anche il serbatoio del normale gasolio. se l’ipotesi venisse confermata, si dovrebbe tentare di capire cosa abbia causato l’innesco, se una fuga del sopracitato gas, oppure un qualche difetto nell’impianto elettrico.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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