Google Pixel 6a: piccolo ma potente come uno grande! La recensione

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Google Pixel 6a: piccolo ma potente come uno grande! La recensione

Google è pronta a rendere sempre più ricco il suo ecosistema fatto non più solo di servizi ma anche di hardware come gli smartphone. Abbiamo visto qualche mese fa l’arrivo dei due top di gamma dell’azienda di Mountain View ossia i Google Pixel 6 e Pixel 6 Pro. Ci avevano convinti entrambi con qualche perplessità sul processore che seppur potente aveva ancora qualcosa da rifinire per trovare la via perfetta o quasi. Oggi però Google torna a far parlare di sé e lo fa con un piccolo ma potentissimo Pixel 6a presentato durante il Google I/O di maggio e che ora finalmente arriva sul mercato italiano ad un prezzo di 459€ in tre diverse colorazioni ma con un’ unica versione quella da 6GB di RAM e 128GB di storage.  

È chiaramente un medio gamma nel prezzo e anche in alcune caratteristiche ma il Google Pixel 6a, come vedremo, ci piace per quel suo aspetto personale che lo rende sicuramente riconoscibile. Ci piace per la facilità con cui è possibile utilizzarlo quotidianamente grazie ad un Android 12 sempre più maturo, sicuro e anche personalizzabile. E poi ci piace perché compatto, robusto, colorato ma anche potente grazie al processore Tensor fatto in casa da Google e a quell’algoritmo che accompagna le fotocamere che seppur non potenti come altri riescono a tirare fuori scatti da primato o quasi. 

Google Pixel 6a possiede un display gOLED da 6,1” con risoluzione Full HD+ e frequenza di aggiornamento pari a 60Hz quindi un comparto posteriore delle fotocamere con due sensori entrambi da 12MP ma di diversa natura di cui uno chiaramente grandangolare classico (Sony IMX363) con stabilizzazione ottica dell’immagine e apertura da f/1.7 ed un altro ultra grandangolare (Sony IMX386) con apertura invece da f/2.2. Come detto poi c’è il processore made in Google ossia il Tensor con clock a 2.8GHz e ancora il supporto alla rete 5G, al Wi-Fi 6E e chiaramente un modulo NFC di ultima generazione. La batteria è da 4.400 mAh con ricarica veloce a 18W. 

Google Pixel 6a: Prezzo e Promo lancio

  • Google Pixel 6a 

    • 6 GB + 128 GB: 459 € – Colore Verde Salvia, Grigio Chiaro e Grigio Antracite

Inoltre, chi preordina da oggi al 28 luglio Pixel 6a sul Google Store riceverà un paio di Pixel Buds A-Series, senza costi aggiuntivi. Invece, su Amazon, riceveranno un paio di Pixel Buds A-Series senza costi aggiuntivi i primi 500 a preordinare il Pixel 6a da oggi no al 28 luglio. Sono disponibili per il preordine e la vendita anche le case di Pixel 6a, Pixel 6 e Pixel 6 Pro. Per ampliare la gamma di dispositivi Pixel disponibili su Amazon a livello italiano, da oggi troverete anche i telefoni di fascia alta, Pixel 6 e Pixel 6 Pro, a partire da 649 euro per Pixel 6 e 899 euro per Pixel 6 Pro e Pixel Buds A-Series a paire da 99 euro.

 

UNBOXING: il solito e niente caricatore

Il Google Pixel 6a arriva in una scatola più compatta rispetto al passato e questo sostanzialmente perché, come altri brand, anche Google non inserisce più il caricabatterie. Sotto il telefono nella confezione però sono presenti ancora: un cavo di ricarica da USB-C a USB-C, uno strumento di espulsione della SIM, la documentazione e un “adattatore di trasferimento rapido”. Ciò consentirà di collegare un cavo USB-A al Pixel per trasferire i dati da un altro dispositivo Android o iOS. Nulla di diverso anche rispetto alle scatole di vendita e alla dotazione che abbiamo già visto con i Google Pixel 6 e 6 Pro. 

DESIGN: si distingue ed è compatto

Il grosso lavoro sul design Google lo ha fatto con i Pixel 6 e 6 Pro. Qui il compito era quello di proporre uno smartphone che prendesse il meglio di quell’aspetto estetico e lo proponesse in un formato più piccolo. Ed effettivamente questo è stato. Il Google Pixel 6a è uno smartphone praticamente identico a quanto visto, esteticamente parlando, con i Pixel 6 e 6 Pro. 

Google aveva affermato che l’ispirazione per il design e l’estetica dei nuovi smartphone del 2022 derivava dalle “finiture di alta qualità di gioielli e orologi”. Effettivamente quello che abbiamo visto con i device della serie di quest’anno non fa che rimarcare il fatto di essere di fronte a telefoni premium. E anche con questo più ‘’economico’’ modello di Pixel 6a non possiamo che sottolineare l’avere tra le mani un telefono robusto, ben progettato e soprattutto diverso da quanto visto fino ad oggi nel monotono mondo degli smartphone. Il design bicolore sul retro è divertente. E se con i Pixel 6 e 6 Pro gli utenti italiani si erano dovuti accontentare della versione più anonima del Nero Tempesta ecco che con il Pixel 6a, Google, permetterà di scegliere tre diverse versioni: una con il pannello posteriore bicolore in grafite scura che va a schiarirsi nella fascia superiore alla barra delle fotocamere, che invece risulta completamente nera, una grigio chiara o anche una verde salvia che, a nostro parere, risulta sicuramente quella più bella. 

Google Pixel 6a propone esteticamente la stessa barra in cui sono presenti i due sensori della fotocamera proprio come quella vista con i Pixel 6 e 6 Pro. È un estetica che in qualche modo ricorda i giorni del Nexus 6P, realizzato in collaborazione con HUAWEI, e che aveva conquistato non poco il cuore dei nerd fedeli a Google.

A livello dimensionale il nuovo Google Pixel 6a misura 152,16 x 71,8 x 8,85 mm (compresa la gobba della fotocamera) e pesa 178 grammi con l’ottima notizia di poter resistere a polvere e acqua con certificato IP67. Il telefono tende a rimanere stabile e comodo in mano grazie alla presenza delle curve che si adattano bene al palmo della mano senza che alcun bordo duro si insinui nel palmo. A differenza del Pixel 6 Pro ma anche del Pixel 6, le dimensioni decisamente più compatte di questo Pixel 6a non fanno che rendere lo smartphone fortemente tascabile. Gli angoli del display sono un po’ più squadrati per un aspetto più audace rispetto ad altri e rispetto anche agli angoli più arrotondati della gamma Pixel 5. Nella parte superiore del display c’è un foro centrale che ospita la fotocamera da 8 MP e c’è anche una sottile fessura sul bordo superiore del vetro dove è alloggiato l’altoparlante e la capsula auricolare.  

La cornice che avvolge il telefono è realizzata in policarbonato opaco. Sul lato inferiore del telefono sono presenti una porta USB-C, i fori per il microfono e l’altoparlante. Fin dai tempi del Google Pixel 2, l’azienda di Mountain View ha sempre ‘’accentuato’’ il tasto di accensione con colori sgargianti, come un punto fermo del marchio Pixel. Come fatto con Pixel 6 e 6 Pro, anche su questo Pixel 6a questa cosa è scomparsa proponendo forse più eleganza al device. I tasti sono comunque sempre molto rigidi ed emettono un suono soddisfacente e scattante quando vengono premuti. Infine sul lato sinistro non ci sono pulsanti ma è qui che si trova il vassoio della nanoSIM. 

Google Pixel 6a ha una tipica configurazione a doppio altoparlante: un altoparlante è a fuoco basso e l’altro funge anche da altoparlante durante la chiamata. L’audio è buono, forte e suona il giusto al massimo volume. Non c’è distorsione ai massimi volumi, ma i medi e gli alti possono suonare metallici durante la riproduzione di musica.  

DISPLAY: fluido e buono anche se con refresh a 60Hz

Google Pixel 6a è dotato di un display OLED a risoluzione Full HD+ da 2400 x 1080 pixel a 429 PPI con una diagonale da 6,1″ e con una basica frequenza di aggiornamento pari a 60 Hz. Un particolare che sicuramente potrebbe farvi storcere il naso ma che di certo è stato scelto da Google per non appesantire la batteria comunque non esagerata. Sappiate però che il display oltre ad essere di ottima qualità non risente troppo del refresh rate basico ossia le operazioni e le attività che vengono svolte quotidianamente dall’utente risultano comunque altamente fluide e veloci grazie ad un’ottimizzazione davvero incredibile di Android. Oltretutto su di uno schermo non esageratamente grande come questo è possibile risentire ancora meno dell’effetto refresh rate a 60 Hz. 

Il pannello può essere impostato con tre calibrazioni: Naturali, Migliorati e Adattivi, tutte molto simili per quanto riguarda la saturazione massima, che segue fedelmente il riferimento DCI-P3, ma con una gestione leggermente diversa per quanto riugarda le saturazioni intermedie. Tutte usano un gamma corretto, pari a 2.2, con il profilo Colori Naturali che si è verificata la migliore in termini di precisione cromatica, anche se di poco rispetto alle altre calibrazioni. La luminanza massima registrata nei nostri test è stata di 998 nit, con l’ottimo rapporto di contrasto (non misurabile) tipico delle soluzioni OLED. In breve, Pixel 6a si può usare agevolmente in tutte le circostanze, anche sotto la luce del sole, anche se altri smartphone più costosi possono esprimere una luminanza massima sensibilmente superiore.

Profilo Colori Naturali


Gamut


Bilanciamento del bianco


Curva di gamma


Fedeltà cromatica (DCI-P3)

Qui in alto potete trovare i grafici relativi alle analisi che abbiamo condotto al colorimetro con la modalità Colori Naturali. Il display installato su Pixel 6a è ottimo sotto ogni punto di vista: il triangolo di gamut misurato segue alla perfezione quello del riferimento DCI-P3, frutto di una calibrazione certosina condotta dai tecnici Google. Anche per quanto riguarda il bilanciamento del bianco non si notano sbavature percepibili, così come è inattaccabile anche la progressione tonale della scala dei grigi. L’ottimo andamento del display con i test sin qui analizzati fa presupporre un valore molto basso per quanto riguarda il DeltaE con i colori del Macbeth Color Checker, e infatti abbiamo misurato un DeltaE medio eccellente, pari a 1,2. Nessun colore supera un DeltaE=3, valore oltre il quale si potrebbe notare a occhio nudo un’imperfezione rispetto all’originale. Con i contenuti SDR, insomma, il display di Google Pixel 6a è davvero difficile da migliorare, e può essere tranquillamente messo a confronto con i pannelli installati sui flagship di pari generazione.

Riproduzione HDR


Curva di gamma


Gamut

I midrange non sono il massimo solitamente con la riproduzione dei contenuti HDR, ma fa decisamente eccezione in questo ambito Pixel 6a. Il nuovo midrange di Google infatti si caratterizza per una riproduzione esemplare anche con i contenuti ad ampia gamma dinamica, esprimendo una luminanza massima di circa 760 nit, un gamut addirittura più esteso rispetto al riferimento P3 e una curva di gamma esemplare fino a un livello di bianco del 65%, dove viene smorzata per arrivare al clipping a circa il 90%. Si tratta di un comportamento che potremmo ritenere scontato su uno dei migliori top di gamma di questa generazione, non su un midrange.

Insomma, qualche piccolo limite c’è sulla luminanza massima (comunque buona) e sulla frequenza di aggiornamento che non supera i canonici 60Hz, tuttavia quello di Pixel 6a è sicuramente uno dei migliori pannelli su smartphone per quanto riguarda la mera riproduzione dei colori su standard P3.

Non c’è la possibilità di aumentare la frequenza di aggiornamento e questo, secondo alcuni, potrebbe risultare un po’ limitativo rispetto ad altri device della concorrenza che anche in questa fascia di prezzo propongono refresh almeno a 90Hz. Nella pratica però non possiamo che ammettere che la mancanza di un refresh rate maggiore non si faccia sentire troppo soprattutto nell’uso delle attività classiche che riguardano appunto i social, la navigazione web, l’uso dei messaggi o altro. Chiaramente nei giochi è palese che un refresh rate maggiorato avrebbe portato miglioramenti nella fruizione delle sessioni di gioco stesse. 

Il sensore delle impronte digitali è posto al di sotto del display. Era forse la maggiore preoccupazione degli utenti visti i precedenti con il Pixel 6 e 6 Pro che possedevano un sensore un pochino più lento di altri brand. Qui invece sembra che l’azienda abbia modificato il sensore stesso o abbia trovato una soluzione hardware diversa da quella dei fratelli maggiori perché lo sblocco avviene in modo sicuro e veloce con zero ritardi se non quelli dovuti alla tipologia di interfaccia grafica di Android 12.

HARDWARE: Google Tensor come nei top di gamma

Una delle novità più importanti che avevamo visto con i Google Pixel 6 e 6 Pro riguardava l’hardware. Gli smartphone infatti possiedono il proprietario chipset Tensor di prima generazione di Google. Sviluppato e prodotto in collaborazione con Samsung, capace di un aumento delle prestazioni dell’80% più veloci per la CPU e prestazioni della GPU del 370% più veloci  rispetto al Qualcomm Snapdragon 765G che si aveva con il passato Google Pixel 5.

Dal 2017, Google ha lavorato in gran segreto alla creazione di un chipset personalizzato per i Google Pixel che lo collocherebbe davanti alla concorrenza in termini di ciò che potrebbe essere ottenuto utilizzando l’apprendimento automatico di Google e i progressi nella fotografia computazionale. Google ha adottato un approccio diverso con il chipset Tensor, integrando diverse unità di elaborazione pronte a gestire istruzioni dal software in modo armonioso. Ad esempio, l’app Google Lens deve inviare istruzioni a CPU, GPU, ISP e TPU (Tensor Processing Unit) per restituire un risultato.

L’approccio a questo chipset è diverso dagli altri ma attenzione il processore presente su questo Pixel 6a è lo stesso in termini tecnici del Tensor presente sui Pixel 6 e 6 Pro. C’è una conformazione 2+2+4 core. Tensor è infatti composto da due potenti core Cortex-X1 con un clock massimo di 2,8 GHz, una coppia di core Cortex-A76 a 2,25 Ghz e un cluster quad-core a bassa potenza di Cortex-A55 con clock a 1,8 GHz. Google ha ottimizzato i doppi core X1 per gestire le attività di livello medio utilizzando una parte del carico di lavoro in modo più efficiente piuttosto che massimizzare i core medi. Per la grafica, c’è invece una Mali G78 MP20 a 20 core.

GOOGLE Pixel 6a
OS (al lancio) Android 12
Processore Google Tensor Octa-Core a 2.3GHz
RAM 6 GB
Display Super AMOLED 6.3″ Quad HD+ (18.5:9)
Risoluzione 2960×1440 px
Storage (al lancio) 128 GB
Fotocamera Posteriore

Dual Camera:
Principale 12MP (27mm – f/1.7) OIS +
Grandangolare 12MP (17mm – f/2.2)
Video 4K UHD @60fps

Fotocamera Anteriore 8MP (24mm – f/2.0)
Extra

5G
NFC
Sensore impronte digitali
Certificazione IP-67

Porte USB Type-C
Batteria 4.500 mAh + Ricarica rapida 18W
Dimensioni 152.16 x 71.8 x 8.85 mm
Peso 178 gr

Non solo perché la TPU all’interno del chip Tensor ha un motore di apprendimento automatico. Questo componente del chip Tensor gestisce le nuove funzionalità della fotocamera, tra cui il nuovo algoritmo HDRnet per le riprese video e un modello linguistico aggiornato utilizzato dall’Assistente Google che consente una migliore velocità e precisione di traduzione. E ancora il processore è in grado di funzionare con altre parti del chipset come l’ISP o la CPU per eseguire attività utilizzando meno energia. C’è anche un “Hub contestuale” che gestisce attività in background o “esperienze ambientali” come il display sempre attivo e le funzionalità Now Playing senza prosciugare la potenza.

L’obiettivo di Google con il chip Tensor è che tutti i componenti all’interno funzionino insieme in modo efficiente anziché ottimizzare la velocità di picco. Il chip Tensor di Google è progettato per prestazioni più efficienti delle attività simultanee delle app, della trascrizione della lingua e della traduzione. Ciò migliora la velocità dei risultati vocali con l’Assistente Google ed elabora le informazioni da e verso Google in modo più efficiente. 

Sebbene Google Tensor sia un chipset avanzato per gli standard odierni, ciò non significa che infrangerà le classifiche dei benchmark. I numeri grezzi delle prestazioni di Google Tensor mostrano che non è il migliore nelle attività della CPU, ma se la cava molto bene in situazioni ad alta intensità grafica grazie alla sua GPU a 20 core. Proverbialmente, non dovremmo prendere a cuore questi numeri. Con Google Tensor abbiamo riscontrato prestazioni quotidiane ottime anche con questo piccolo device mediogamma. 

Anche sul gaming il Pixel 6a se la cava molto bene. Come gli altri device della famiglia forse manca un pochino di dissipazione termica soprattutto con giochi importanti e proprio in queste condizioni non possiamo che veder scendere la percentuale della batteria rapidamente, in linea comunque con quello che accade anche con altri device. Certamente, un carico all-core ossia di punta estrema non è davvero uno scenario praticabile nel mondo reale, ma mostra chiaramente che il Pixel e il suo sistema di raffreddamento potrebbero fare di meglio soprattutto contando che si parla di un chip realizzato ad hoc per i Google Pixel. Di certo è migliorato rispetto a quanto visto con i Pixel 6 e 6 Pro e questo significa che la strada intrapresa da Google è quella giusta per portare il chip ai massimi livelli anche in termini di efficienza.

GOOGLE Pixel 6a
Browser Sunspider 383,4 ms
JetStream 2.0 63.333 punti
CPU GeekBench 5 COMPUTE 7.499
CPU Single-core: 973
CPU Multi-core: 2.423
GPU GFXBench 5 Aztec Ruins: On 57 Fps / Off 57 Fps
Car Chase: On 39 Fps / Off 39 Fps
Manhattan 3.1: On 55 Fps/ Off 59 Fps
Storage Androbench

Lettura seq.: 1.365,4 MB/s
Scrittura seq.: 794,0 MB/s
Lettura Random seq.: 184,22 MB/s
Scrittura Random seq.: 200,51 MB/s

Generico 3D Mark 4.610 punti
Generico AnTuTu 643.915 punti

Per il resto però nell’uso quotidiano il Google Pixel 6a si è comportato molto bene. Il telefono si è riscaldato il giusto anche dopo una sessione di editing video o anche nel girare video alla massima risoluzione. Pixel 6a può gestire facilmente le attività quotidiane senza alcun problema spingendosi anche oltre nei limiti, come abbiamo visto. Chiaramente la differenza con i suoi più importanti fratelli sta nella presenza qui di 6GB di RAM e 128GB di storage non espandibile. Minore quantità di memoria permette allo smartphone di avere comunque tanta potenza grazie al processore Tensor ma chiaramente di impiegare qualcosa in più nell’aprire app o documenti rispetto alle versioni top di gamma. Nulla di eclatante anzi sembra che in Google si sia lavorato davvero bene per mitigare questo aspetto. 

INTERFACCIA GRAFICA: Android 12 ”puro”

Android 12 e Material You: sono questi i due ingredienti software che compongono l’interfaccia utente dei Google Pixel 6, 6 Pro e anche dell’attuale Pixel 6a. Un’interfaccia che non si differenzia praticamente da quella vista con gli altri smartphone. C’è chiaramente un importante cambiamento rispetto ad Android 11 facendo divenire il sistema operativo e l’interfaccia grafica ora ancora più pronte per il confronto con le più blasonate One UI di Samsung o ColorOS di OPPO. La sensazione è che Google non voglia più dimostrare come funzioni Android o indicare la strada che gli altri brand devono seguire, quasi più offrire una valida e concreta alternativa a ciò che c’è sul mercato. Android 12 è pieno di funzionalità, di novità grafiche, di widget rivisti completamente e di sicurezza a livelli estremi. 

Google propone su Android un proprio theme engine ossia un supporto completo alla personalizzazione dei temi classici che si discosta da quanto visto su altre interfacce personalizzate. L’idea di Google è quella di partire dallo sfondo, sia predefinito o una qualsiasi altra immagine, e da lì il sistema proporrà una serie di 4 palette di colori che si abbineranno bene con quello sfondo. Questi colori saranno poi applicati a tutti gli elementi del sistema operativo, dai quick toggle, agli sfondi delle schermate e qualsiasi altra cosa anche all’interno delle varie applicazioni. 

Graficamente gli elementi del sistema sono stati ritoccati, stondati, spaziati e le animazioni sono più consistenti, fluide e belle. C’è senza dubbio una maggiore attenzione al dettaglio che si era vista meno su di una versione di Android. Tutto è davvero “a misura di dita”, e questo non può che rendere ancora più piacevole l’uso quotidiano del sistema. Cambia anche il pannello dei quick setting con i toggle più grandi proprio come anche le notifiche nuovamente ridisegnate. Tirando giù la tendina abbiamo un primo livello con 4 toggle e le notifiche subito sotto se poi si decide di abbassare ancora di più il menù a tendina ecco che i toggle diventano otto a cui si aggiunge anche la barra della luminosità. Qui le notifiche spariscono ma compaiono tre tasti: uno per modificare numero e posizione dei toggle, uno per spegnere il dispositivo ed uno per entrare nelle impostazioni. Se i toggle sono ancora più grandi e più facili da usare ecco che anche le notifiche risultano ancora più leggibili con le classiche frecce per espanderle ed eventuali pulsanti in basso per interagire con la notifica stessa.  

I miglioramenti di Android 12 sono apparsi anche sulla Privacy. Qui Google ha ben pensato di creare una vera e propria Dashboard ossia una sezione dedicata che permette di avere una visione precisa di quali applicazioni richiedono la posizione, la fotocamera, il microfono e altri elementi che possono venire gestiti direttamente dall’utente con i permessi. Come fatto da Apple, anche Google, propone ora la comparsa in alti nella barra di alcuni indicatori che permettono di visualizzare se l’app sta utilizzando il microfono o la videocamera o entrambi. Comoda la ricerca approfondita che possiamo ottenere dal menu delle applicazioni. In questo caso basterà digitare qualsiasi cosa sulla barra di ricerca in alto e non solo il Google Pixel 6 Pro permetterà di visualizzare le applicazioni ma andrà anche a cercare riferimenti inerenti i contatti, i messaggi, le azioni dell’assistente vocale e molto altro ancora. 

Sappiamo bene come Google ci metta del suo a livello di Intelligenza artificiale. Anche su questo medio gamma Pixel 6a ci sono le traduzioni dove Google propone una novità importante ossia una trascrizione molto più rapida e affidabile della voce in testo, accelerando così i tempi di risposta dell’Assistente Google con i vocali. Anche la traduzione viene aggiunta a questo: migliora la modalità Traduttore di Google quando si ha bisogno di aiuto per parlare con qualcuno nella sua lingua madre o se si sta utilizzando un’app di messaggistica supportata.

La Traduzione simultanea funziona davvero bene ad eccezione di qualche errore più che comprensibile. In questo caso la funzionalità è nascosta nelle Impostazioni di sistema ed è necessario scaricare manualmente la lingua da cui si vuole tradurre. Comodo scrivere, venire tradotti e poter inviare un messaggio o ancora riceverlo e avere la traduzione dello stesso. E non solo perché la Traduzione Live funzionerà anche per tradurre un determinato contenuto vocale, a condizione che sia in inglese, francese, tedesco, italiano o giapponese (Beta). Il suono proveniente da una sorgente video o audio verrà trascritto e tradotto in tempo reale. Funziona? Sì effettivamente funziona anche se chiaramente la funzione non è ancora ottimale con le parole che vengono aggiunte non in modo immediato. Ma di fatto è veramente un passo in avanti incredibile e Google in questo è anni luce avanti a tutti.  

FOTOCAMERA: due sensori e tanta intelligenza artificiale

  • Principale 

    • Sensore Sony IMX363 da 12 MP 

    • Obiettivo grandangolare con apertura f/1.7 

    • Pixel Size – 1.4 µm

    • OIS – Dual Pixel PDAF – Laser AF 

  • Ultra – Grandangolare 

    • Sensore da 12 MP

    • Obiettivo 114° di visione con apertura f/2.2

    • Pixel Size – 1.25 µm 

  • Dual flash LED

  • Video 4K  @ 30/60 fps – 1080p. @ 30/60 fps

Come scatta il nuovo Google Pixel 6a? 

  • Foto di giorno: nelle foto di giorno lo smartphone ci piace molto. Le immagini hanno una buona resa con un elevato livello di dettagli e buona gamma dinamica, colori vivaci e contrasto elevato. Come sulla versione di Pixel 6 e 6 Pro troviamo un bilanciamento del bianco che tende leggermente al freddo come è consuetudine con le fotocamere Pixel. Buona anche la percezione della profondità negli scatti che permette una buona percezione della scena. Ci piace scattare con la fotocamera principale ma ci aggrada anche quella ultragrandangolare perché non peggiore le condizioni e permette alla fine di ottenere un buon risultato.

  • Foto al buio: nelle condizioni di luminosità più difficili i risultati raggiungono degli ottimi livelli perché sono bilanciati ma soprattutto riusciamo a scorgere contrasti importati a tutto beneficio dello scatto finale. Ci sono solo alcuni rumori che sfuggono al software ma che riguardano zone molto scure e che in qualche modo sono dovuti ad un sensore non performante come quello dei fratelli maggiori. Di fatto il lavoro realizzato dal sensore principale è davvero buono per un device medio gamma come questo e attivando la modalità Notturna non si può che trovare il giusto equilibrio tra il buio e le luci artificiali che lo sappiamo sono sempre lì a creare fastidio in una foto da smartphone. La fotocamera ultra wide lavora al meglio con la modalità notturna abilitata e di certo possiede più rumore rispetto all’altro sensore ma il risultato in generale è buono. 

  • Modulo ultra-wide: la fotocamera ultrawide del Pixel 6a è in grado di catturare più luce grazie ai suoi pixel più grandi. La gamma dinamica è il miglioramento più evidente, seguito dalla maggiore vivacità dei colori. Anche la soppressione del rumore è migliore rispetto al passato. Peccato per l’assenza della messa a fuoco automatica su questa fotocamera ultra wide che dunque non permette di realizzare foto macro. I risultati sono comunque buoni per qualità dei colori, del contrasto o anche del bilanciamento del colore. L’algoritmo e la lente lavorano bene nella correzione dell’effetto a barilotto che raggiunge un elevato livello riuscendo a scattare foto con ampiezza a 114 gradi.  

  • Zoom: direttamente nell’app della fotocamera è presente una preimpostazione per lo zoom 2X, che ritaglia un’immagine dallo scatto con la fotocamera principale. In questo caso a differenza dei fratelli maggiori qui non troverete un sensore specifico per gli scatti a lunga gittata e questo dunque comporta un ridimensionamento dell’uso dello zoom. Si può comunque usare senza problemi fino a zoom 7x ma con la conseguente consapevolezza che si dovrà fare i conti con rumore e dettagli di certo non sempre all’altezza delle altre modalità di scatto. Con zoom 2X comunque è possibile portare a casa un buon risultato grazie ad una sempre ottima elaborazione da parte dell’algoritmo di Google che rende il tutto migliore di quanto non potrebbe fare il sensore singolarmente.  

  • Selfie e Ritratti: le foto di ritratto hanno le modalità 1X e 1,4X e realizzato selfie decisamente interessanti grazie alla lavorazione in post produzione dell’algoritmo di Google. La separazione dei soggetti è buona anche con questo Pixel 6a che scatta i selfie bene, con buoni colori e con una buona dose di dettaglio. 

  • Video: sfruttando Tensor, Google Pixel 6a può registrare video fino a 4K a 60 fps con una buona mappatura dei toni, colori vivaci e anche vicini alla realtà, cosa non da poco. Il video 4K dalla fotocamera principale è veramente buono con pochi rumori, pochi artefatti, e soprattutto una buona stabilizzazione.

Da sottolineare infine la presenza di una funzionalità che ha fatto gridare al miracolo quando Google l’ha presentata sui Pixel 6 e 6 Pro. Parliamo della Gomma Magica ossia la possibilità da parte dell’algoritmo di Google di riconoscere oggetti o soggetti in una foto e di cancellarli in modo del tutto automatico con un semplice tap. Una feature che funziona sul serio e che permette di scattare una qualsiasi foto e di modificarla poi a posteriori andando ad agire proprio con un dito sugli oggetti o sui soggetti che si vuole eliminare dalla scena e che Google stessa ha evidenziato.

AUTONOMIA: buona peccato per la ricarica non rapidissima

Google Pixel 6a possiede una batteria da 4.400 mAh con supporto per la ricarica a 18 W. Sì, la ricarica non è delle più veloci ma in linea con altri device della concorrenza in questa fascia di prezzo. Forse da questo punto di vista si poteva fare qualcosa di più perché sappiamo che ormai gli utenti sono abituati più a preoccuparsi del tempo di ricarica che dell’autonomia del device. 

Pixel 6a di Google dovrebbe durare almeno 24 ore con un utilizzo classico e addirittura 72 ore con il risparmio energetico estremo che può essere attivato manualmente o sotto programmazione in base all’orario o alla percentuale di carica residua ed è pronto a disattivare molte funzionalità come il Wi-Fi, l’hotspot ma anche attività in background o l’assistente vocale di Google anche in base alle scelte arbitrarie dell’utente.  

La prova sul campo ci ha permesso di arrivare a sera senza troppi problemi con un utilizzo più o meno intenso dello smartphone. L’autonomia risulta nella media considerando però che lo smartphone possiede una batteria non troppo esagerata. Certamente con un processore creato in casa da Google e l’ottimizzazione massima tramite software, si può sicuramente migliorare e abbiamo visto che anche Google Pixel 6 e 6 Pro sono migliorati nell’autonomia grazie ai vari aggiornamenti rilasciati dall’azienda di Mountain View nei mesi a venire. 

CONCLUSIONI

Google Pixel 6a è il più piccolo e anche il più economico della serie Pixel di Google di quest’anno. Per molti utenti potrebbe essere veramente il Pixel di riferimento perché possiede molte caratteristiche simili se non identiche ai più blasonati Pixel 6 e 6 Pro ma dalla sua il prezzo è decisamente più contenuto ossia 459€ non tralasciando però troppo le specifiche tecniche che lo rendono un convincente smartphone medio gamma. 

Da sottolineare c’è la presenza dello stesso identico processore Google Tensor che l’azienda aveva posto sui Pixel 6 e 6 Pro e questo significa che le prestazioni si spingono veramente in alto anche se qui troveremo solo, per modo di dire, 6GB di RAM. L’ottimizzazione del chipset fatto in casa da Google si sente ed è molto migliorata rispetto ai primi tempi non appena usciti i due device di riferimento. 

Il design rimane lo stesso degli altri e rimane anche la stessa sensazione di device robusto, moderno e premium che avevamo avuto con i Pixel 6 e 6 Pro. Qui è tutto più  compatto ma questo non toglie al Pixel 6a di avere carattere e spessore. Il comparto fotografico è minimale ma consistente perché abbiamo sì, solo due sensori (grandangolo e ultra grandangolo) ma è palese che l’algoritmo di Google permette loro di lavorare in modo ottimale realizzando spesso scatti o video anche un pochino superiori alla media di un device di questa fascia di prezzo. Peccato forse per l’assenza di un display con refresh rate maggiorato ma sappiate che i contenuti sono ben visibili e i 60Hz non saranno di ostacolo per la massima fruizione degli stessi. 

Ci piace questo Google Pixel 6a. Ci piace per il suo carattere da vero Pixel. Ci piace per come lavora quotidianamente grazie al Google Tensor. Ci piace per la presenza di Android 12 ormai maturo e divertente nelle personalizzazioni. Ci piace la possibilità di scegliere tra tre diverse colorazioni tra cui il verde salvia, stupendo. E ci piace il prezzo di 459€ che a nostro parere lo ipotizzano come un ottimo smartphone compagno fedele di avventure in giro per l’Italia o per il mondo.

  Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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