Trovato un buco nero di massa stellare nella Grande Nube di Magellano grazie a VLT di ESO

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Trovato un buco nero di massa stellare nella Grande Nube di Magellano grazie a VLT di ESO

In questi giorni si è fatto un gran parlare della nuove immagini di JWST ma l’Universo può essere scrutato con moltissimi strumenti, tra i quali VLT (Very Large Telescope) dell’ESO. Anche in questo caso c’è un collegamento con il nuovo telescopio spaziale visto che il telescopio terrestre è stato impiegato per osservare un buco nero di massa stellare nella zona della Grande Nube di Magellano.

Prima che le immagini definitive di JWST venissero mostrate, lo strumento NIRCam aveva già inquadrato quella sezione di cielo così da controllare che tutto funzionasse correttamente. Pur non essendo un telescopio spaziale, il Very Large Telescope è ancora uno strumento sensazionale per cercare e conoscere oggetti celesti e molto potrà ancora dare alla Scienza, come nel caso di questo studio.

Un buco nero di massa stellare nella Grande Nube di Magellano

Nello studio chiamato “An X-ray quiet black hole born with a negligible kick
in a massive binary of the Large Magellanic Cloud”
sono stati analizzati i dati provenienti da un buco nero di massa stellare che è particolarmente poco visibile osservandolo ai raggi X (per quanto riguarda le emissioni del disco di accrescimento). Tra le particolarità di questo oggetto c’è anche la mancanza dei segni di un esplosione della stella dalla quale ha avuto origine, cosa che gli astronomi trovano insolita.

buco nero

Tomer Shenar (a capo dello studio) ha aggiunto che questo potrebbe essere il primo buco nero di massa stellare “dormiente” individuato all’esterno della Via Lattea. Rilevare buchi neri è un compito complesso in quanto, come sappiamo, le emissioni derivano dall’interazione della materia con il disco di accrescimento. Quelli di massa stellare sono poi relativamente piccoli visti a grandi distanze e se le loro emissioni sono ridotte osservarli è veramente un compito arduo. Shenar ha anche aggiunto che “recentemente sono emerse prove di questo scenario di ‘collasso diretto’, ma il nostro studio fornisce probabilmente una delle indicazioni più dirette, con enormi implicazioni sull’origine della fusione di buchi neri nel cosmo”.

Pablo Marchant (co-autore dello studio) ha aggiunto “è incredibile che non conosciamo quasi nessun buco nero dormiente, visto quanto comuni gli astronomi li credono“. Quello preso in esame (creato dal collasso gravitazionale alla fine della sua vita) e chiamato VFTS 243 ha una massa nove volte quella del Sole e orbita intorno a una stella blu calda con massa di 25 volte quella della nostra stella. Non si tratta dell’unico candidato ma è quello più convincente.

buco nero stellare

Per riuscire a trovare il buco nero VFTS 243 sono stati necessari ben sei anni di osservazione della Nebulosa Tarantola (che era già stata oggetto di nuove analisi grazie ad ALMA di ESO) con lo strumento Fiber Large Array Multi Element Spectrograph. Ora chi ha condotto lo studio spera che altri scienziati cerchino altri oggetti simili o nuove metodologie di analisi (per eventualmente) confutare questa scoperta. In caso contrario di tratterà di una novità nel panorama dei buchi neri.

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