Italiani, fame di Smart City: pronti ad aprire il portafogli per avere città più intelligenti

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Italiani, fame di Smart City: pronti ad aprire il portafogli per avere città più intelligenti

Gli italiani hanno voglia di Smart City e sono pronti a farsi carico anche di eventuali spese economiche per vedere la propria città diventare una Smart City. È questo uno dei tanti spunti che emergono dallo studio “Italiani e Smart City” commissionato da Intel e svolto dalla società di ricerche Pepe Research.

Con Smart City non si indica semplicemente una città in cui la tecnologia la fa da padrone, seppur sia preponderante, ma molto di più: è un concetto più ampio che tocca urbanistica, progettazione, mobilità, infrastrutture ed efficienza energetica. Secondo lo studio, il concetto di Smart City è familiare a circa metà degli italiani, soprattutto tra i più giovani e le fasce socioeconomiche e culturali medio-alte, ma rimane piuttosto oscuro all’altra metà. Pensando alle Smart City, l’idea è immediatamente associata all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità ambientale, che in particolare tra i giovani è considerata un elemento fondamentale.

Sostenibilità ambientale, sicurezza, efficienza energetica e mobilità intelligente sono i più importanti fattori nella definizione della città del futuro. Tuttavia, il sondaggio ha evidenziato differenze di opinione tra le diverse fasce d’età: i cittadini più maturi danno maggiore peso alla sicurezza rispetto ad altre problematiche, mentre i più giovani, la cosiddetta generazione Z dimostra maggiore attenzione (+10% rispetto alla media) all’ambiente. La mobilità intelligente è importante per coloro che vivono in una grande città e vivono problemi di traffico su base quotidiana.

“Le città moderne crescono rapidamente, con un 55% della popolazione mondiale che vive in una città e una crescita prevista del 13% entro il 2050. Le città vivono la sfida di fornire servizi di migliore qualità e più sostenibili, di migliorare la sicurezza pubblica, di affrontare problematiche ambientali e di promuovere l’economia locale. Per ottenere tutto questo si guarda a soluzioni tecnologiche”, ha commentato Andrea Toigo, EMEA IoT Manager di Intel. “Tecnologie quali la Internet of Things (IoT), l’intelligenza artificiale (AI) e il 5G possono sostenere le città nel migliorare i servizi, la sicurezza, l’ambiente e la pianificazione urbana. La portata e l’impatto sono ampi, ma ogni applicazione comporta un miglioramento nella qualità della vita dei cittadini”.

Le città italiane di oggi sono ancora troppo poco “Smart”, o almeno così vengono percepite. Alla richiesta di valutare il livello di “smartness” della propria città di riferimento, il campione ha dato una valutazione media di 5 su 10. Solo il 13% dei cittadini ritiene di vivere già in una città “molto smart”; in cima alla classifica c’è Milano con una valutazione media di 6,2/10, seguita da Bologna e Padova con 6/10, seguono distaccate Napoli, Genova e Catania, ma Roma raccoglie una valutazione di 4,3/10. In generale è maggiore la percentuale di cittadini che vorrebbe lasciare la propria città (37%) rispetto a chi intente trasferirvisi (27%). Guardando al futuro, gli italiani sono ottimisti sul futuro delle Smart City, con il 68% del campione che ritiene che la propria città di riferimento sarà notevolmente più smart fra 10 anni.

“Gli italiani sono legati al loro territorio, tuttavia l’idea della Smart City è effettivamente attraente, con un 60% di cittadini che si dichiara disposto a trasferirsi in una Smart City se si trovasse nella sua regione”, ha dichiarato Elena Salvi, Partner di Pepe Research.

La stragrande maggioranza degli italiani (l’87%) sarebbe disposta a trasferire le proprie attività – studio, lavoro, servizi, etc. – in una Smart City, se questa fosse a mezz’ora di distanza dalla località di residenza. Il 57% del campione ha indicato che sarebbe disposta a spostarsi quotidianamente verso una Smart City se questa fosse un’ora di distanza; il 29% sarebbe anche disponibile a una trasferta di due ore per accedere a uno stile di vita più “smart”.

Inoltre, il 68% dei cittadini dichiara di essere disposto a sostenere un costo economico per vedere la propria città diventare una Smart City; la maggioranza è preparata a spendere circa 150 euro in più all’anno, ma il 18% del campione si è dichiarato disposto a spendere fino a 600 euro in più all’anno per vivere in una Smart City; il 5% arriverebbe a spendere fino a 300 euro in più al mese.

Strettamente legato al tema delle Smart City, e pratica ormai consolidata da due anni a questa parte, a seguito della pandemia, è lo smart working. Chi ha fatto questa esperienza ne dà una valutazione positiva: il 79% infatti apprezza lo smart working e vorrebbe continuare a lavorare in questa modalità. Più della metà delle persone che hanno fatto smart working è convinta che la pandemia abbia determinato una nuova normalità nella quale il lavoro da remoto appare come una realtà consolidata. Una grande maggioranza del campione (l’83%) ritiene tuttavia che le attuali pratiche di smart working debbano essere migliorate.

C’è ancora del lavoro da fare per rendere davvero “smart” il lavoro; ad esempio metà del campione sondato lamenta inadeguatezze nell’hardware (PC, webcam, stazioni di lavoro), nel software e nella connettività. Benché il lavoro da casa abbia cambiato il modo in cui la maggior parte (il 77%) delle persone si relazionano al territorio, e nonostante il fatto che la possibilità di lavorare ovunque – anche al mare o in montagna – sia apprezzata, l’83% di chi lavora da remoto continua a essere convinto che questa sia una potenzialità inespressa soprattutto a causa di carenze infrastrutturali nella connettività a internet, che continuano a rappresentare un significativo ostacolo a implementare un reale smart working.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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