Ubisoft e il ‘grande esodo’ degli sviluppatori: ondata di dimissioni per il publisher francese

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Ubisoft e il ‘grande esodo’ degli sviluppatori: ondata di dimissioni per il publisher francese

Sono giorni delicati per Ubisoft, compagnia che sta affrontando la più grande ondata di dimissioni della sua storia. Processo che ha assunto tratti quasi apocalittici, al punto da essere battezzato ‘il grande esodo’ e ‘l’arteria recisa’ da alcuni dipendenti dell’azienda francese.

Il fenomeno coinvolge tutti i reparti di Ubisoft, ma i numeri più preoccupanti sono stati registrati presso gli studi canadesi del publisher. Tra le ragioni che spingerebbero gli sviluppatori ad abbandonare l’azienda ci sono i salari bassi e un malcontento generale legato alla direzione creativa e ai recenti scandali di cui si sono resi protagonisti alcuni manager della compagnia.

Ubisoft: ecco perché gli sviluppatori stanno lasciando l’azienda

In un report pubblicato sulle pagine di Axios, Stephen Totilo espone i dettagli della vicenda e condivide i retroscena del ‘grande esodo’ dopo aver intervistato alcuni dipendenti di Ubisoft.

Il significativo aumento delle dimissioni – noto oltreoceano come Great Resignation – è un trend che, dai primi mesi del 2021, interessa la maggior parte delle aziende. Nel caso specifico dell’industria videoludica, Ubisoft è al secondo posto per quanto concerne il numero di dimissioni, con un tasso di ‘abbandono’ del 12%; seguono Electronic Arts (9%) ed Epic Games (7%). Al primo posto, senza troppe sorprese, troviamo Activision Blizzard (16%).

assassin's creed valhalla

Con oltre 20.000 dipendenti, Ubisoft è una delle più grandi compagnie del mercato gaming. Stando al report di Totilo, gli studi canadesi (Ubisoft Montreal e Toronto) hanno perso almeno 60 dipendenti negli ultimi sei mesi. Tra questi figura Eric Baptizat, game director del più recente Assassin’s Creed Valhalla, che dopo ben 16 anni ha lasciato Ubisoft per entrare in EA Motive, altra software house situata in quel di Montreal. Con Baptizat altri 12 sviluppatori di Valhalla lasciano la compagnia, così come 25 membri provenienti dal team di Far Cry 6.

Dalle interviste con gli ex e attuali dipendenti dell’azienda emergono le cause dell’esodo. Oltre agli stipendi bassi e alla frustrazione innescata dalla cattiva condotta interna, uno dei principali fattori coincide con la forte concorrenza delle aziende rivali che, di fatto, possono garantire opportunità lavorative più invitanti – e salari più alti. Per i reclutatori di queste compagnie Ubisoft sarebbe “un bersaglio facile”, visti gli innumerevoli problemi che affliggono la compagnia.

Ai microfoni di Axios, un programmatore dichiara di aver triplicato i suoi guadagni dopo aver lasciato Ubisoft. Di tutta risposta, il publisher ha recentemente offerto degli aumenti salariali per i dipendenti dei suoi studi canadesi: secondo Anika Grant, responsabile delle risorse umane di Ubisoft, i ‘boost’ salariali hanno incrementato il tasso di fidelizzazione del 50%. Veniamo inoltre a sapere che dall’aprile 2021 sono stati assunti circa 2.600 nuovi dipendenti.

ubisoft grande esodo

Saranno anche tempi bui per Ubisoft, ma il publisher non ha perso la voglia di sorprendere (e accontentare) il suo pubblico. Pochi giorni fa è stato infatti annunciato il ritorno di Sam Fisher in Splinter Cell Remake, rifacimento dell’iconico gioco stealth che nel 2002 inaugurò uno dei franchise più amati della storia videoludica. Il gioco è ancora nelle fasi iniziali dello sviluppo e Ubisoft Toronto è alla ricerca di nuovo personale per la realizzazione del Remake.

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