Pirateria digitale, un falso risparmio che può costare caro

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Pirateria digitale, un falso risparmio che può costare caro

Abbiamo già richiamato l’attenzione, in passato, sui paradossi e i rischi della consumo di contenuti pirata e cioè offerti da piattaforme senza alcuna autorizzazione o diritto a diffondere tali contenuti e pertanto in palese violazione del diritto d’autore.

L’offerta di contenuti piratati è illegale, così come la loro fruzione. Sembra ovvio, ma non lo è: un’indagine di iPSOS per conto di FAPAV mette in luce come solamente il 37% degli utilizzatori ha piena coscienza di commettere un reato. Il problema della fruizione di contenuti pirata è già affrontato tramite l’azione coordinata delle forze dell’ordine che, peraltro, grazie a tecniche investigative sempre più sofisticate sono oggi in grado di identificare gli utenti finali di siti e piattaforme illegali che rischiano pesanti sanzioni amministrative e penali. Anche per questo è quantomai opportuno che il pubblico sia adeguatamente sensibilizzato sul tema.

Anche mettendo da parte, per un momento, l’aspetto illecito del fenomeno, la pirateria di contenuti audiovisivi è una pratica che contribuisce a finanziare la criminalità ed al contempo è dannosa per tutta per tutta la filiera della creazione, produzione e distribuzione di contenuti audiovisivi, che siano opere o eventi sportivi, poiché sottrae risorse a questi settori e contribuisce a sgretolare posti di lavoro.

Piattaforme di contenuti pirata: a rischio la sicurezza degli utenti

Ma c’è di più: la fruizione di contenuti pirata presenta rischi per l’utente, anche al di là delle possibili conseguenze legali. Parliamo della possibilità di cadere vittime di truffe, furti d’identità o compromissione dei propri PC. E’ bene chiarire fin da subito un concetto: per quanto l’utente possa credere di consumare un contenuto in forma gratuita, dall’altra parte le piattaforme che erogano tali contenuti non fanno beneficenza a nessuno.

Al contrario, chi si trova a gestire una piattaforma di streaming pirata è un vero e proprio imprenditore criminale, il cui obiettivo è quello di raccogliere denaro tramite strade anch’esse illecite, usando i contenuti “gratuiti” come specchietto per le allodole e attirare potenziali vittime. EUIPO, Ufficio UE per la proprietà intellettuale, rileva che nel solo settore delle trasmissioni IPTV si è registrato nell’UE un giro d’affari annuo di 1 miliardo di euro di entrate illegali.

Quali sono le fonti di introiti per queste piattaforme? Al di là di quelle realtà che prevedono comunque una qualche forma di pagamento in cambio di contenuti (seppur ad un costo inferiore rispetto ai servizi leciti e/o con un “catalogo” più nutrito di cui comunque non detengono alcun diritto), una fetta consistente dei siti web e delle app di pirateria fanno uso del cosiddetto “malvertising”: si tratta di banner e annunci pubblicitari che scimmiottano inserzioni verosimili e sfruttano i meccanismi dell’ingegneria sociale, ingannando gli utenti e inducendoli ad aprire collegamenti, a compiere azioni sul proprio browser, a scaricare file o a compilare form di registrazione.

Le conseguenze possono essere varie, ma con un unico obiettivo: riuscire a incamerare un profitto illecito alle spalle o ai danni dell’utente. Chi gestisce piattaforme di streaming pirata, infatti, ha due modi per guadagnare: operare direttamente adware, ransomware, spyware, keylogger e quant’altro e quindi danneggiare direttamente l’utente, oppure agire semplicemente da veicolo pubblicitario e incamerare commissioni da parte del fornitore del malware sia per l’annuncio pubblicitario, sia per ogni eventuale infezione andata a buon fine.

Malware e furto di dati: la fruizione di contenuti pirata è un falso risparmio

L’utente fruitore di piattaforme pirata va così incontro a due rischi principali. Il primo è rappresentato dall’infezione di malware, che può essere di ogni tipo: dagli spyware/adware ai più temuti e temibili ransomware, passando per i più recenti cryptominer. In tutti i casi si consuma un danno all’utente, che può vedere spiata la sua attività sul web, oppure perdere l’accesso ai dati presenti sul sistema a fronte di richieste di riscatto, oppure ancora veder sfruttate indebitamente le risorse del proprio sistema per il mining occulto di criptovalute a vantaggio di terzi.

Il secondo rischio riguarda il furto di dati. Questa si può consumare tramite l’uso degli spyware oppure in maniera più diretta: alcune piattaforme infatti spingono l’utente ad effettuare una registrazione per fruire dei contenuti. In questi casi si vanno a comunicare i dati sensibili, con un livello di profondità variabile a seconda di quanto richiesto dalle varie piattaforme, ma per i quali non vi è alcuna garanzia che vengano conservati al sicuro e/o che siano utilizzati per scopi leciti, con la probabilità di cadere vittima di truffe di ogni genere o di furto d’identità.

Esporsi a questo genere di rischi trasforma immediatamente la fruizione di contenuti pirata in un falso risparmio, soprattutto laddove i servizi di streaming ufficiali consentono in maniera facile ed immediata di accedere a contenuti di qualità realizzati con le ultime tecnologie (contenuti 4K e HDR sono ormai all’ordine del giorno), in maniera perfettamente legale, scegliendo tra cataloghi ampi e a prezzi accettabili.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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