Lo sciopero su Twitch che ha affossato il numero di spettatori della piattaforma

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Lo sciopero su Twitch che ha affossato il numero di spettatori della piattaforma

Con il nome di #ADayOffTwitch si è trattato di una protesta volta a difendere i twitcher meno famosi e meno difesi, che molto spesso diventano vittima di attacchi coordinati che inondano le chat di insulti e manifestazioni di odio. Hanno partecipato alcuni fra i più famosi streamer della piattaforma, che hanno conseguito l’obiettivo sperato: ridurre (e di molto) il numero di spettatori contemporanei della piattaforma.

Twitch: gli streamer scioperano contro la piattaforma

Secondo il sito di statistiche Twitchtracker, nella giornata di ieri il pubblico di Twitch è stato inferiore di circa un milione di unità rispetto al consueto, passando da 4,5 milioni a 3,5 milioni di spettatori contemporanei. Sebbene molti streamer importanti abbiano spento le loro telecamere, non sono mancati i litigi. Alcuni, infatti, hanno voluto approfittare dell’assenza dei grandi nomi per continuare a trasmettere in diretta, riducendo così la portata della protesta.

#ADayOffTwitch

Twitch in precedenza aveva affermato di essere al corrente dell’esistenza del problema e faceva sapere di essere al lavoro per porre rimedio al problema. Ha anche ammesso che il suo sistema di filtrazione per evitare gli attacchi coordinati di questo tipo non sempre funziona come sperato. In un’intervista a Buzzfeed, uno degli organizzatori della protesta ha detto che la community “sta perdendo le speranze nella capacità di Twitch di reagire”. E, ancora, “queste incursioni di odio si stanno intensificando in maniera sempre più pericolosa. Non mi aspetto che forniscano dettagli sugli strumenti su cui stanno lavorando, ma almeno qualche indicazione temporale”.

Per venire in soccorso di coloro che sono stati colpiti dai raid di odio sulla piattaforma, Twitch mette a disposizione la pagina Combating Targeted Attacks con cui denunciare gli attacchi. Ma non è sufficiente: deve rifinire gli strumenti di filtrazione in modo che diventino in grado di impedire a folti gruppi di attaccanti di accedere contemporaneamente ai canali più esposti.

L’arma che gli attaccanti usano per pianificare le azioni di questo tipo corrisponde al nome di raid, ovvero la funzione che consente di mandare gli spettatori su un altro canale al termine dello streaming. In questo modo si riesce a radunare folti gruppi di utenti malintenzionati che, contemporaneamente, possono attaccare le live degli streamer con poco seguito.

Fra le idee in fase di valutazione in Twitch, la possibilità di inserire una sorta di “panic mode” attivabile a piacimento dallo streamer. La “panic mode” permetterebbe l’accesso al canale solo agli abbonati o, addirittura, disabiliterebbe la chat, in modo da evitare intromissioni indesiderate.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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