Pacemaker transitorio, un dispositivo che si dissolve nel corpo quando non più necessario

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Pacemaker transitorio, un dispositivo che si dissolve nel corpo quando non più necessario

I ricercatori dell’università di Northwestern e dell’università George Washington, Stati Uniti, hanno sviluppato il primo pacemaker transitorio, ovvero che può essere impiantato senza dover essere rimosso in quanto realizzato completamente con materiali assorbibili dal corpo umano.

Un dispositivo di stimolazione del cuore wireless, senza batterie e facilmente impiantabile, ma soprattutto in grado di scomparire quando non più necessario ovvero non prima di 20 giorni trascorsi dall’impianto. Leggero e sottile misura soli 250 micron di spessore e pesa meno di mezzo grammo.

“L’hardware posizionato dentro o vicino al cuore crea rischi di infezione e altre complicazioni. I nostri pacemaker wireless e transitori superano i principali svantaggi dei dispositivi temporanei tradizionali eliminando la necessità di elettrocateteri percutanei, offrendo così il potenziale per ridurre i costi e migliorare i risultati nella cura del paziente” ha affermato John A. Rogers della Northwestern ricercatore alla guida dello sviluppo del dispositivo.

“A volte i pazienti hanno bisogno di pacemaker solo temporaneamente, dopo un intervento chirurgico a cuore aperto, un infarto o un’overdose di farmaci. Dopo di che, quando il cuore del paziente si è stabilizzato, è necessario rimuovere il pacemaker. L’attuale standard di cura prevede tecniche e procedure che possono portare ad infezioni ed altre complicazioni al paziente” ha affermato il dott. Rishi Arora, cardiologo della Northwestern Medicine che ha co-diretto lo studio.

A sinistra un dispositivo nuovo, a destra un dispositivo dopo 35 giorni dal suo impianto – Clicca per ingrandire

Il dispositivo raccoglie energia in modalità wireless da un’antenna esterna remota utilizzando protocolli di comunicazione near-field, la stessa tecnologia utilizzata negli smartphone per i pagamenti elettronici e nei tag RFID, con anche la possibilità di controllarne il funzionamento, l’avvio e l’arresto.

Con il pacemaker transitorio di Northwestern e GW, chirurghi e pazienti possono quindi evitare la procedura finale di rimozione del dispositivo, il tutto a vantaggio di minori costi e tempi di gestione e soprattutto maggior sicurezza per il paziente.

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Una tecnologia che potrebbe portare ulteriori vantaggi anche in altri ambiti con differenti tipi di dispositivi transitori appositamente studiati per scomparire assorbiti dal nostro corpo una volta svolto il loro compito.

Per maggiori dettagli a riguardo vi invitiamo a visitare lo studio integrale pubblicato lo scorso 28 giugno sulla rivista Nature Biotechnology il quale mostra l’efficacia di questo pacemaker su una serie di modelli animali grandi e piccoli.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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