Il progetto Libra è fortemente ridimensionato

È trascorso meno di un anno dall’annuncio del progetto Libra, ma oggi quella presentata da Facebook e soci come una rivoluzione per l’economia mondiale sembra assumere sempre più i connotati di un’iniziativa che ha poco a che fare con gli intenti manifestati in partenza. Se mai arriverà a concretizzarsi, lo farà in una forma molto diversa rispetto a quella descritta in pompa magna in un primo momento. L’ennesima conferma nell’aggiornamento apportato questa settimana al white paper che la descrive.

In breve, non si punta più alla creazione di un nuovo sistema finanziario globale, bensì a un più tradizionale network per i pagamenti. Insomma, qualcosa di molto simile a ciò che è da ormai oltre due decenni PayPal.

L’idea di consentire agli utenti di convertire il denaro in una o più stablecoin (una per ogni moneta e un’altra proprietaria per gli scambi tra valute differenti) non è del tutto stata abbandonata, ma non costituirà più il punto forte di Libra. Cestinata anche la volontà di proporre un modello sulla falsariga di quello adottato da Bitcoin per la gestione delle transazioni così da scongiurare qualsiasi rischio di mostrare il fianco ad abusi.

Determinanti per il ridimensionamento del progetto le tante obiezioni sollevate in tutto il mondo dal giugno scorso in poi con perplessità avanzate dagli esponenti della politica e dalle autorità del mondo finanziario. Hanno pesato anche le numerose defezioni tra i primi membri fondatori della Association comunque controbilanciate dai recenti ingressi di Shopify e Tagomi. La tempistica per il lancio fissata inizialmente nel giugno 2020 è ovviamente slittata a data da destinarsi.

Fonte: https://www.punto-informatico.it/

https://www.carlomauri.net

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