Map Kit è l’alternativa di Huawei a Google Maps?

Huawei sarebbe quasi pronta a svelare un servizio di mappatura del territorio simile a Google Maps: l’annuncio, forse, nel mese di ottobre.

Huawei, che di recente ha presentato il suo nuovo sistema operativo HarmonyOS chiamando all’appello la community di sviluppatori, sembra avere in serbo un altro progetto a loro destinato. Si tratta di Map Kit, un servizio di mappatura del territorio al quale chi realizza applicazioni e software potrà far riferimento per quanto concerne indicazioni stradali, informazioni sul traffico aggiornate in tempo reale e non meglio precisate funzionalità AR.

Huawei Map Kit, alternativa a Google Maps?
Un’alternativa a Google Maps, dunque? È troppo presto per dirlo. Stando alle indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi attraverso al testata China Daily il progetto è frutto di una collaborazione siglata con la società russa Yandex, la stessa che gestisce l’omonimo motore di ricerca, leader nel mercato locale. Ci sono rumor anche in merito a una possibile partnership con Booking Holdings, il gruppo del celebre omonimo portale per prenotare gli alberghi.

Le fonti parlano di un annuncio che potrebbe arrivare nel mese di ottobre, con una compatibilità iniziale del servizio estesa a 150 paesi di tutto il mondo e un supporto a 40 lingue. Non è chiaro se l’iniziativa sia stata messa in campo per motivi legati all’impossibilità di far leva sulle tecnologie di provenienza statunitense in seguito all’introduzione del ban USA che proprio oggi avrebbe dovuto entrare in vigore in modo definitivo. Utilizzare il condizionale è d’obbligo, considerando le voci di corridoio circolate nei giorni scorsi che vorrebbero il Dipartimento del Commercio d’oltreoceano concedere alla società di Shenzhen un’ulteriore proroga di 90 giorni mediante la firma di una Temporary General License, facendo così la scadenza a novembre.

Ad ogni modo, il business legato alla mappatura del territorio vede oggi Google primeggiare tra i giganti del mondo hi-tech. Negli anni scorsi Apple ha provato a colmare il gap, con risultati però tutt’altro che soddisfacenti nonostante gli sforzi messi in campo. Microsoft opera invece con Bing Maps, basandosi sui dati forniti da HERE, realtà acquisita da Nokia nel 2007 e passata poi più di recente nelle mani di un consorzio formato dagli automaker tedeschi Audi, BMW e Daimler.

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Windows 10: Paint e WordPad saranno due extra?

Microsoft potrebbe in futuro rendere Paint e WordPad due componenti extra di Windows 10, non più parti integranti del sistema operativo.

Si discute ormai da un paio d’anni della possibilità che Paint possa diventare un’app non più integrata nel sistema operativo di casa Microsoft, restando comunque disponibile per il download dalle pagine dello store ufficiale. Un’ipotesi formulata (e smentita) anche di recente con l’arrivo del May 2019 Update di Windows 10. Si torna ora a parlarne per via delle informazioni contenute nella build 18963 della versione 20H1 distribuita agli Insider.

Windows 10: il futuro di Paint e WordPad
Il software di disegno, così come WordPad per la creazione e l’editing dei documenti di testo, compare nell’elenco delle Funzionalità Facoltative (Impostazioni, App) di Windows 10, al fianco ad esempio del browser Internet Explorer e del lettore Windows Media Player per la riproduzione dei contenuti multimediali, dunque con la possibilità di procedere alla disinstallazione mediante un semplice click. A mostrarlo lo screenshot allegato di seguito, condiviso in origine dalla redazione del sito Windows Latest.

Il cambiamento potrebbe dunque avvenire con l’esordio dell’aggiornamento 20H1 atteso per la primavera del prossimo anno. Ricordiamo che la release 19H2 prevista per l’autunno 2019 non sarà un vero e proprio major update, ma qualcosa di più simile a un service pack senza particolari funzionalità inedite.

La prima edizione di Paint è stata rilasciata da Microsoft nell’ormai lontano 1985 con Windows 1.0, versione del sistema operativo riproposta di recente come parte di una campagna di marketing legata all’arrivo di Stranger Things 3 su Netflix. Il debutto di WordPad è invece più tardivo: è avvenuto in concomitanza con il lancio di Windows 95, alla metà degli anni ’90. Ancora oggi può essere usato per l’editing di base dei testi informato RTF, ODT, DOCX e TXT.

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Reflex e ransomware: un riscatto per le foto

Il team di Check Point Software Technologies ha dimostrato come nemmeno le fotocamere dotata di modulo WiFi sono al sicuro dal pericolo ransomware.

Ci sono ben pochi dubbi sul fatto che i ransomware costituiscano oggi una delle tipologie di codice maligno più temute: una particolare categoria di malware che una volta colpito un dispositivo blocca l’accesso a tutti i dati in esso contenuti chiedendo alla malcapitata vittima un vero e proprio riscatto per rientrare in possesso di file e documenti. Ne abbiamo spesso parlato in relazione a computer e dispositivi mobile, ma la minaccia sembra poter interessare anche le fotocamere.

Anche le reflex a rischio ransomware
Il team di Check Point Research ha scoperto come mettere a segno un attacco di questo tipo effettuando la crittografia delle immagini contenute nella scheda di memoria inserita in una reflex digitale. Perché ciò possa accadere è necessaria la dotazione di un modulo WiFi per il trasferimento dei contenuti in modalità wireless basandosi sul Picture Transfer Protocol. Nel filmato in streaming di seguito un esempio, con la Canon E0S 80D che dopo essersi connessa al network mostra sul display il seguente messaggio.

Siamo hacker white-hat, non ti preoccupare. Un soggetto malintenzionato avrebbe potuto prendere possesso della tua fotocamera, crittografando tutte le tue immagini per chiedere poi un riscatto. Per rimanere al sicuro, aggiorna il firmware del dispositivo.

Per mettere a segno un attacco di questo tipo il malintenzionato deve trovarsi nelle vicinanze della fotocamera e aver già compromesso l’integrità del computer a cui ci connette il dispositivo via USB oppure la rete WiFi. I ricercatori che hanno scoperto la vulnerabilità affermano di averla resa nota a Canon nel mese di marzo, collaborando con il produttore giapponese al fine di porvi rimedio.

La scorsa settimana l’azienda ha avvisato i suoi utenti dell’esigenza di installare un aggiornamento in fase di distribuzione, chiedendo loro di non connettersi a reti ritenute poco sicure. Inoltre, Canon consiglia di disattivare il modulo per la connettività wireless quando non impiegato. Al momento non è dato a sapere se la falla interessa anche le fotocamere di altri brand: Check Point Research afferma che è tecnicamente possibile, ma che la realizzazione dell’exploit risulta piuttosto complessa.

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Il cruscotto 3D di Bosch per le auto

Il gigante tedesco presenta una nuova tecnologia sviluppata per mostrare le informazioni di infotainment in tre dimensioni, a bordo dei veicoli.

C’è chi come Google lavora per evolvere di continuo la sua piattaforma di infotainment Android Auto e chi invece come Bosch ha intenzione di stravolgere le modalità con le quali mostrare le informazioni a bordo dei veicoli. Il gruppo di Gerlingen mostra oggi una tecnologia messa a punto con l’obiettivo di rendere il cruscotto 3D.

Da Bosch un cruscotto 3D per le auto
A cosa serve un sistema di questo tipo? Secondo i progettisti può tornare utile per far sì che il conducente visualizzi in modo prioritario gli avvisi più importanti, ad esempio quelli riguardanti il livello di carburante o un’anomalia al motore, mettendoli in evidenza all’interno del campo visivo. Può servire anche in fase di manovra, con una riproduzione in tre dimensioni dell’ambiente circostante catturato dalle videocamere poste all’esterno, sulla carrozzeria. Il tutto basandosi su una tecnologia di tipo passivo, dunque che non obbliga a indossare occhialini (sarebbe alquanto scomodo al volante) e che non fa impiego di sistemi per il tracciamento dello sguardo.

Secondo Bosch, oggi è possibile realizzare un cruscotto di questo tipo grazie ai passi in avanti compiuti dalle componenti hardware per l’elaborazione delle informazioni: anziché doversi affidare come in passato a diversi controller per l’acquisizione e l’analisi dei dati, lo si può fare in modo centralizzato, delegando ogni calcolo a una sola unità, più semplice da gestire ed eventualmente da aggiornare, anche in modalità over-the-air come si fa con gli smartphone.

Al momento non è dato a sapere se e quando un simile sistema troverà posto a bordo dei veicoli destinati alla commercializzazione. Così come altri concept che siamo soliti vedere nell’ambito delle quattro ruote, potrebbe rimanere un’idea su carta. In ogni caso, non sarà probabilmente destinata alle vetture di fascia più economica.

Siamo comunque di fronte a una tecnologia che potrebbe esprimere appieno le proprie potenzialità nei veicoli a guida autonoma, ambito in cui Bosch opera e porta avanti progetti di sviluppo ormai da lungo tempo, da sé e in collaborazione con alcuni automaker come Daimler. Quando le self-driving car saranno in grado di occuparsi di ogni operazione, anche il conducente diverrà passeggero e potrà impiegare il tempo del viaggio per dedicarsi, ad esempio, all’intrattenimento o alla produttività.

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Deliveroo: auf wiedersehen Germania

Il servizio di food delivery, di recente sostenuto economicamente anche da Amazon, lascia il mercato tedesco: continuerà a operare in altri paesi.

Uno dei giganti del food delivery esce da uno dei più importanti mercati europei: Deliveroo ha scelto di abbandonare la Germania. La notizia è trapelata oggi, in seguito all’invio ai clienti di un’email in cui in modo alquanto improvviso l’azienda britannica annuncia la decisione.

Deliveroo dice addio alla Germania
L’attività sul territorio tedesco era stata avviata circa quattro anni fa (più precisamente nell’aprile 2015), con la sua portata già ridotta nel 2018 arrivando a interessare solo alcune delle città più grandi del paese come Berlino, Monaco, Colonia, Amburgo e Francoforte. Per il futuro il gruppo non esclude comunque la possibilità di tornare a operare nel mercato che oggi saluta. Riportiamo di seguito (in forma tradotta) la dichiarazione affidata da un portavoce dell’azienda alla redazione del sito TechCrunch, che di fatto conferma la notizia.

Vogliamo ringraziare tutti i rider e i ristoranti che hanno lavorato con Deliveroo in Germania, così come i nostri fantastici clienti. È stato un onore servire a così tante persone del cibo fantastico dai migliori ristoranti del paese e collaborare con così tanti rider, brillanti e impegnati a lavorare duro.

Siamo grati ai nostri dipendenti incredibilmente talentuosi per la loro dedizione nel portare cibo fantastico nelle case delle persone, saranno supportati in questo periodo. Deliveroo continuerà a crescere e investire in parecchi mercati del mondo, cercando di diventare la food company definitiva nel pianeta.

Non è dato a sapere con esattezza quali siano le ragioni che hanno spinto alla decisione, ma non è da escludere che la recente stretta di mano tra Just Eat e Takeaway possa aver influito. Rimane anche da capire in che modo Deliveroo aiuterà i rider e i dipendenti colpiti dal taglio improvviso.

Lo scorso anno si è parlato della possibile acquisizione da parte di Uber, manovra poi non andata a buon fine. Di recente invece la società ha ricevuto da Amazon e da altre realtà un investimento da 575 milioni di euro, così da poter continuare nel suo percorso di crescita a livello internazionale.

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Windows: falla nei driver di oltre 20 produttori

I ricercatori di Eclypsium hanno scoperto e reso nota una vulnerabilità presente nei kernel driver forniti da oltre 20 produttori hardware.

In occasione della conferenza DEF CON 27 andata in scena a Las Vegas, il team di ricercatori Eclypsium ha portato alla luce un problema di sicurezza scovato in oltre 40 kernel driver provenienti da più di 20 produttori hardware diversi. Una falla che potenzialmente consente ad applicazioni con privilegi a basso livello di sfruttare funzioni per l’esecuzione di codice maligno in aree sensibili del sistema operativo. Nel mirino la piattaforma Windows.

Eclypsium: Screwed Drivers
Le aziende coinvolte al momento rese note sono le seguenti: AMI (American Megatrends International), ASRock, ASUSTeK Computer, AMD, Biostar, EVGA, Getac, GIGABYTE, Huawei, Insyde, Intel, MSI, NVIDIA, Phoenix Technologies, Realtek Semiconductor, SuperMicro e Toshiba. Così Mickey Shkatov di Eclypsium ha sintetizzato la natura del problema con una dichiarazione affidata alle pagine del sito ZDNet.

Ci sono alcune risorse hardware che solitamente risultano accessibili solo da software con determinati privilegi, come il kernel di Windows che dev’essere protetto dalle operazioni potenzialmente malevole di lettura e scrittura eseguite dalle applicazioni lanciate nello spazio utente.

La falla nel design emerge quando un driver certificato offre funzionalità che possono essere sfruttate da applicazioni presenti nello spazio utente, eseguendo istruzioni arbitrarie su risorse sensibili senza alcuna restrizione o controllo.

Il team che ha scoperto la vulnerabilità ha reso noto di aver avvisato ognuna delle aziende elencate poc’anzi, mettendole al corrente del pericolo e fornendo loro le informazioni necessarie per risolvere il problema. Prosegue Shkatov.

Si tratta di una modalità di realizzazione del software comune: invece di far sì che il driver possa eseguire solo compiti specifici viene scritto in modo flessibile, consentendogli la possibilità di operare con azioni arbitrare per conto dello spazio utente. È più semplice sviluppare software strutturando driver e applicazioni in questo modo, ma espone il sistema a exploit.

A quanto pare alcune realtà, come Intel e Huawei, vi hanno già posto rimedio. Phoenix Technologies e Insyde stanno invece facendo altrettanto. Da precisare che l’elenco dei brand coinvolti rilasciato non è completo, poiché secondo Eclypsium altri necessitano di maggior tempo per far fronte alla vulnerabilità.

La posizione di Microsoft
Microsoft, dal canto suo, farà leva sul sistema HVCI (Hypervisor-enforced Code Integrity) per includere in una sorta di blacklist i driver vulnerabili segnalati. La tecnologia però è efficace solo sui dispositivi dotati di processori Intel dalla settima generazione in poi. In alcuni casi, anche su hardware più recenti, può non risultare disponibile e costringere l’utente a un intervento manuale. Questa la dichiarazione in merito rilasciata dal gruppo di Redmond.

Al fine di sfruttare uno dei driver vulnerabili, un malintenzionato deve aver già compromesso il computer. Per aiutare ad affrontare il problema, Microsoft suggerisce agli utenti di utilizzare Windows Defender Application Control per bloccare software e driver sospetti. I clienti possono ulteriormente proteggersi attivando l’opzione Integrità della Memoria in Windows Security, per i dispositivi supportati.

Microsoft è al lavoro con i partner dell’industria per far fronte alle vulnerabilità segnalate, collaborando al fine di proteggere i clienti.

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