Unity, la bufera sui prezzi sfocia nelle minacce di morte: chiusi due uffici

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Unity, la bufera sui prezzi sfocia nelle minacce di morte: chiusi due uffici

La vicenda Unity ha preso una svolta inattesa ed pericolosa: secondo quanto riportato da Bloomberg, la società è stata costretta ad annullare una riunione plenaria a causa di “minacce di morte” ritenute credibili. Il CEO di Unity, John Riccitiello, avrebbe dovuto rivolgersi ai dipendenti nella giornata di ieri, ma la riunione è stata annullata e due uffici di Unity (San Francisco e Austin) sono stati chiusi precauzionalmente mentre la società collabora con le forze dell’ordine. Ai dipendenti che temono per la loro incolumità è stato consigliato di stare a casa.

Nei giorni scorsi Unity – che, per chi non lo sapesse, sviluppa un motore di gioco molto in voga nel mondo indie – ha annunciato cambiamenti alla sua politica di prezzo a partire dall’1 gennaio 2024. Oltre a richiedere un abbonamento annuale, Unity vuole incassare su ogni installazione, ovvero addebitare agli sviluppatori un obolo ogni volta che un gioco viene installato su un dispositivo – l’entità è stabilita da specifiche soglie di download e ricavi.


John Riccitiello, CEO di Unity

La notizia è stata accolta molto male dal mondo videoludico: gli sviluppatori indipendenti hanno protestato in massa, sostenendo che i cambiamenti avrebbero intaccato i già loro risicati margini di profitto. Alcuni hanno minacciato di non usare mai più Unity e fomentato i giocatori a scaricare i loro giochi ma non installarli.

Unity ha risposto alle polemiche con un tweet in cui sostiene che la nuova struttura dei prezzi sarebbe “molto mirata”, tanto che “oltre il 90% dei nostri clienti non sarà interessato da questo cambiamento“.

La società spiega che agli sviluppatori non vengono addebitati costi per demo o reinstallazioni di giochi, ma solo per installazioni su più dispositivi. Inoltre, vi saranno programmi per la protezione da frodi o attività dannose e i giochi inclusi nei pacchetti di beneficenza non saranno soggetti a commissioni, così come demo e early access. Chiarimenti che non hanno spento le polemiche e dissipato le preoccupazioni degli sviluppatori, tanto che è lecito aspettarsi evoluzioni prossimamente.

Oltre alla società stessa, anche il CEO di Unity, Riccitiello, è finito nell’occhio del ciclone: da molti è ritenuto la mente dietro a questi cambiamenti. Ex amministratore delegato di Electronic Arts, Riccitiello spinse in passato per la monetizzazione delle loot box in FIFA 2009 e definì gli sviluppatori “fottuti idioti” per la loro riluttanza a introdurre schemi di monetizzazione nelle prime fasi dello sviluppo.

Non solo, Riccitiello sostenne la necessità di far pagare un dollaro ai giocatori di Battlefield per ricaricare le loro armi ma, soprattutto, a destare sospetti è una sua manovra dell’ultimo periodo: il CEO ha venduto 2.000 azioni di Unity poco prima che la società annunciasse l’indigesta novità agli sviluppatori. Inutile dire che il prezzo delle azioni Unity è sceso significativamente negli ultimi giorni.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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