La supernova SN 1987A al centro dell’ultima immagine del telescopio spaziale James Webb

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La supernova SN 1987A al centro dell’ultima immagine del telescopio spaziale James Webb

Solamente un paio di giorni fa avevamo scritto dell’ultima immagine catturata dal telescopio spaziale James Webb e resa pubblica. In quel caso il soggetto era la Galassia Vortice (M51) che stupisce per i dettagli rilevati grazie agli strumenti scientifici NIRCam e MIRI che mostrano intricati filamenti, bolle di gas e polveri che ruotano intorno a nucleo più compatto. In queste ore invece l’attenzione si è concentrata sulla supernova SN 1987A con un’immagine risalente all’inizio di settembre dello scorso anno (ma che solo ora possiamo vedere).

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Di per sé la supernova SN 1987A non è un oggetto celeste di nuova scoperta considerando che, come intuibile da nome, è stata osservata per la prima volta nel 1987. Si tratta infatti di una delle supernove più studiate e note ma questo non significa che il JWST non possa fornire ulteriori dettagli e nuovi dati utili per gli scienziati e i ricercatori. Questa supernova si trova a circa 163 mila anni luce di distanza dalla Terra nella Grande Nube di Magellano (nella costellazione Dorado). Questo è quello che è emerso dalle osservazioni effettuate con NIRCam nel vicino infrarosso.

Il telescopio spaziale James Webb e la supernova SN 1987A

Come abbiamo riportato, questa immagine non è recente in quanto i dati risalgono a due osservazioni dell’1 e del 2 settembre 2022 grazie allo strumento NIRCam. Per capire le dimensioni di questo oggetto celeste bisogna considerare che l’immagine copre una zona ampia 8,5 anni luce (o 10,8 arcosecondi).

La scelta di osservare SN 1987A con il telescopio spaziale James Webb è dovuta alla possibilità di comprendere come una supernova si sviluppa nel corso del tempo modellando le strutture di gas e polveri emesse e il mezzo interstellare. In particolare si può osservare una zona centrale definita dai ricercatori come dalla forma di “un buco di serratura” di colore azzurrognolo.

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Qui si trovano gas e polveri strutturati in agglomerati ed espulsi dall’esplosione della supernova. A causa della densità elevata della polvere anche il JWST non riesce a raccogliere immagini e dati da questa zona. Sempre guardando dall’interno verso l’esterno c’è quello che è stato chiamato anello equatoriale che circonda la zona centrale e che unisce due anelli più esterni che formano invece una forma “a clessidra”.

Sempre stando alle osservazioni, l’anello equatoriale è formato da materiale espulso ben prima dell’esplosione principale della supernova SN 1987A (migliaia di anni prima). La struttura di questo anello ha interagito con l’onda d’urto prodotto dall’esplosione quando quest’ultima ha colpito l’anello creando quelli che appaiono come “punti luminosi” e più caldi. Attualmente si sta cercando di trovare informazioni sulla stella di neutroni che si dovrebbe trovare al centro della supernova e il JWST sarà aiutato dai dati di Hubble e Chandra.

Per quanto riguarda i filtri impiegati e i colori assegnati arbitrariamente dagli scienziati per ricostruire l’immagine durante le osservazioni del telescopio spaziale James Webb sono stati utilizzati per il blu quello a 1,5 µm (F150W), per il ciano quelli a 1,64 µm e 2,0 µm (F164N, F200W), per il giallo quello a 3,23 µm (F323N), per l’arancione quello a 4,05 µm (F405N) e infine per il rosso quello a 4,44 µm (F444W).

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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