Nettuno: osservata ”la macchia scura” con il Very Large Telescope dell’ESO

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Nettuno: osservata ”la macchia scura” con il Very Large Telescope dell’ESO

Recentemente si è parlato di Nettuno a causa delle immagini catturate dal telescopio spaziale Hubble in diversi anni a partire dal 1994 e arrivando fino al 2020. In quel caso a interessare gli scienziati era la copertura nuvolosa sul gigante gassoso. In particolare sembra che il numero di nuvole cresca dopo un picco nel ciclo solare.

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Le osservazioni di Hubble e l’attività solare relativa

L’idea alla base di questi cambiamenti è che l’emissione ultravioletta del Sole possa causare mutamenti a livello chimico dell’atmosfera profonda del pianeta. A causa della sua densità questi cambiamenti però apparirebbero negli strati superiori dopo circa due anni. Un’altra novità che riguarda sempre Nettuno e la sua atmosfera è l’osservazione di una “macchia scura” visibile anche con i telescopi dalla Terra. Questo è quello che sappiamo.

Nettuno e la ”macchia scura” osservata dalla Terra

Grazie al VLT (Very Large Telescope) dell’ESO è stato possibile raccogliere dati che sono poi stati inseriti all’interno di un articolo scientifico dal titolo Cloud Structure of Dark Spots and Storms in Neptune’s Atmosphere. Anche in questo caso, come scritto sopra, ci si è concentrate sulle anomalie atmosferiche del pianeta gassoso per comprenderne al meglio l’origine e le possibili implicazioni.

In particolare i ricercatori in questo caso si sono concentrati su una macchia scura vicino alla quale è presente una macchia, molto più piccola e chiara. Di per sé anomalie di questo tipo non sono nuove, ma è la prima volta che un telescopio dalla superficie terrestre (in questo caso VLT) è riuscito a individuarle.

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Una macchia scura era già stata individuata su Nettuno da Voyager 2 nell’ormai lontano 1989. La durata del fenomeno è stata relativamente breve e così la possibilità di studiarla. Una delle ipotesi in passato era che questo genere di fenomeni fosse correlato al diradarsi delle nubi. Ora l’ipotesi che ha preso piede è che invece siano la risultante del rimescolarsi di particelle dell’atmosfera che cambiano colore quando ghiaccio e elementi gassosi si mescolano all’interno dell’atmosfera (in uno strato non troppo superficiale).

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In particolare sarebbe l’acido solfidrico, H₂S, il principale sospettato di questo fenomeno a causa della presenza di una pressione di circa 5 bar in quella zona che corrisponde a quella di condensazione di quella molecola. Nella zona superiore si troverebbe invece uno strato di metano (a pressioni di circa 1-2 bar) mentre all’esterno ci sarebbe un miscuglio di altre molecole. Anche un riscaldamento locale e il rimescolamento dell’atmosfera a causa di vortice anticiclonico potrebbero avere rilevanza facendo sublimare l’acido solfidrico ghiacciato mostrando così uno strato gassoso.

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Per lo studio della macchia scura di Nettuno è stato impiegato lo strumento MUSE (Multi Unit Spectroscopic Explorer) di VLT. Grazie allo spettrografo è stata analizzata la lunghezza d’onda dell’atmosfera del pianeta ottenendone uno spettro tridimensionale. I dati sono stati quindi precisi di quanto visto in passato. MUSE infatti ha permesso di catturare i dati di 2048 lunghezze d’onda contemporaneamente, da 475 nm fino a 993 nm in un campo di 7,5″ x 7,5″.

Come dichiarato da Michael Wong (ricercatore dell’Università della California) “nel processo di analisi abbiamo scoperto un raro tipo di nube profonda e luminosa che non era mai stato identificato prima, nemmeno dallo Spazio”. Questo è proprio quel punto più chiaro e luminoso vicino alla macchia scura ed entrambi si trovano alla stessa altitudine all’interno dell’atmosfera. Questo fenomeno non era mai stato osservato prima.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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