Rocket Lab: due nuovi video di una missione Electron, nuovi render per Neutron

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Rocket Lab: due nuovi video di una missione Electron, nuovi render per Neutron

Come scritto nel caso di MaiaSpace, startup europea dedicata allo sviluppo di vettori riutilizzabili, il settore dei lanci spaziali vede nella riusabilità dei razzi spaziali una delle sfide più importanti ma anche uno dei pochi modi per poter competere contro SpaceX nel fornire servizi a basso costo e alta cadenza. Tra le società che più stanno investendo da questo punto di vista c’è Rocket Lab che, grazie al suo vettore leggero Electron, ha già messo in orbita 170 satelliti e si appresta a puntare al riutilizzo del primo stadio.

Inizialmente l’idea era quella di avere un rientro frenato da un paracadute per poi essere “catturato al volo” da un elicottero. Le prime prove sembravano condurre verso un possibile successo ma la società neozelandese-statunitense ha deciso un approccio più semplice ma altrettanto efficace. L’elicottero non sarà più impiegato per il recupero e il primo stadio di Electron sarà ripescato dall’oceano.

Rocket Lab: i video di Electron e i render di Neutron

L’ultima missione di un vettore Electron di Rocket Lab è stata quella chiamata “Baby Come Back” effettuata il 18 luglio con un lancio avvenuto alle 3:27 (ora italiana) dal Launch Complex 1 in Nuova Zelanda. Si è trattata della 39° missione di questo genere di vettore con il carico utile composto da sette satelliti.

In particolare erano presenti quattro cubesat Starling 6U della NASA e due cubesat Spire 3U che sono stati posti in un’orbita iniziale eliosincrona a 575 km. L’ultimo satellite è stato invece posizionato su un’orbita diversa a 1000 km di quota (si tratta di un Telesat LEO 3). La missione si è conclusa con successo e anche il primo stadio è rientrato grazie a un paracadute che ne ha rallentato la discesa.

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Neutron: a sinistra la vecchia versione, a destra la nuova

Come scritto sopra, non è stato impiegato alcun elicottero per il recupero al volo. Il primo stadio invece è arrivato fino alla superficie dell’oceano per poi essere ripescato dalla nave di supporto. Questo permette di avere meno rischi ed è stato osservato in passato come, con leggere modifiche alla sezione motori e modificando l’impermeabilità e la galleggiabilità, il vettore possa resistere al rientro. Peter Back (CEO della società) e la stessa Rocket Lab hanno mostrato in questi giorni due video dove vengono evidenziate le fasi finali del rientro così come il vettore galleggiare ed essere recuperato.

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La società ha anche mostrato render del nuovo vettore medio (simile a Falcon 9) che prende il nome di Neutron. Questo permetterà di avere una soluzione più capace e riutilizzabile così da ampliare l’offerta della società. La struttura del razzo spaziale Neutron prevede ora nuovi supporti inferiori, un profilo rivisto e alette direzionali superiori posizionate diversamente.

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Neutron: sopra i fairing della vecchia versione, sotto quelli della nuova

Anche la zona dei fairing è stata modificata. Nella prima versione erano presenti quattro fairing attaccati alla struttura principale mentre nell’ultima sono diventati due che si aprono “a bocca” (ricordando vagamente Pac-Man). Questo permette di non dover recuperare i fairing, come nel caso dei Falcon 9, dall’oceano mentre rimarranno solidali con il primo stadio. Sono stati poi aggiunti anche profili aerodinamici che dovrebbero permettere una migliore direzionalità.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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