L’Event Horizon Telescope ha osservato il cuore del blazar J1924-2914

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L’Event Horizon Telescope ha osservato il cuore del blazar J1924-2914

Quando pensiamo all’Event Horizon Telescope (conosciuto anche come EHT) ci vengono subito in mente le immagini del buco nero al centro della galassia M87 oppure di Sagittarius A*, quello che si trova al centro della Via Lattea. Si è trattato di due momenti eccezionali per la storia della Scienza e dell’astrofisica in particolare, ma ovviamente il lavoro di quel sistema così complesso non è finito.

eht blazar

Sono state diverse le indagini che sono state portate avanti con il tempo. Queste hanno permesso, per esempio, di osservare i getti relativistici del buco nero della galassia Centaurus A, i campi magnetici di M87* oppure del getto del quasar 3C 279. Gli scienziati non si sono fermati e ora è stato pubblicato un nuovo lavoro che riguarda il blazar J1924-2914 (sempre legato ai buchi neri).

L’Event Horizon Telescope ha osservato il blazar J1924-2914

Prima di addentrarci nella novità legata all’EHT ricordiamo che cos’è un blazar. Un blazar è una sorgente energetica che si trova nel nucleo di una galassia attiva e che è legata a un buco nero supermassivo che presenta anche un getto relativistico diretto verso l’osservatore (in questo, la Terra). Questo fenomeno li fa apparire molto più luminosi rispetto a quando si ha un orientamento differente tanto da “oscurare” la galassia di origine.

eht blazar

Nel nuovo studio pubblicato in questi giorni, gli scienziati hanno impiegato l’Event Horizon Telescope (EHT) focalizzando la loro attenzione sul blazar J1924-2914, come scritto sopra. Grazie alle potenzialità di questo strumento si è così potuta ottenere una risoluzione angolare senza precedenti che ha permesso di conoscere la struttura della sorgente ad alta energia. L’EHT non è un comune telescopio ma un insieme di più radiotelescopi posizionati in diversi luoghi della Terra per sfruttare la tecnica nota come Very Long Baseline Interferometry (VLBI) che permette di creare un “telescopio virtuale” delle dimensioni del nostro Pianeta. Come aggiunto poi, le analisi sulla struttura di J1924-2914 sono servite per calibrare gli strumenti e raccogliere i dati di Sagittarius A*.

eht blazar

Secondo lo studio, il getto relativistico a struttura elicolidale del blazar J1924-2914 si flette in maniera caratteristica con una rotazione graduale in senso orario di circa 90° tra 2,3 GHz e 230 GHz. Ancora più interessante è che non è stato impiegato solo l’Event Horizon Telescope (a 230 GHz) ma anche il Very Long Baseline Array (a 2,3 GHz e 8,7 GHz) e il Global Millimiter VLBI Array (a 86 GHz) quasi nello stesso periodo temporale. Questo ha consentito di avere più immagini rilevate con diverse frequenze. Sono state rilevate tre strutture orientate in direzione nord-est. La struttura vicina al centro non si è spostata in così pochi giorni mentre nella regione centrale è presente un campo magnetico toroidale.

eht blazar

La risoluzione messa in campo da EHT pari a 0,1 parsec (o 50 µas, contro i 10 mas di VLBA) ha consentito di catturare i dati di una zona inferiore al parsec. Qui si è potuto analizzare e mappare l’emissione polarizzata linearmente della parte interna del quasar (che fa parte del blazar). Come ha spiegato Sara Issaoun (a capo dello studio) “vediamo dettagli interessanti nel nucleo più interno fortemente polarizzato della sorgente; la morfologia dell’emissione polarizzata suggerisce la presenza di una struttura di campo magnetico contorto”.

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