Il telescopio spaziale Hubble ha individuato la stella più lontana mai vista: Earendel

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Il telescopio spaziale Hubble ha individuato la stella più lontana mai vista: Earendel

Nonostante ormai abbia qualche anno sulle spalle e non sia esente da problemi, il telescopio spaziale Hubble continua a essere uno strumento eccezionale per quanto riguarda la parte scientifica. Uno degli ultimi esempi riguardava la relazione tra buchi neri e formazione stellare, ma in questi minuti la NASA ha annunciato una scoperta definita “da record”.

Secondo quanto riportato, il telescopio spaziale ha individuato luce proveniente dalla stella più lontana mai vista. Si tratta di una stella che è esistita nel primo miliardo di anni dopo il Big Bang. Non un’intera galassia dunque, ma la radiazione proveniente da una singola stella e quindi decisamente più difficile da catturare. Una nuova scoperta che aiuterà gli scienziati di tutto il Mondo.

Il telescopio spaziale Hubble rileva la luce della stella più lontana mai vista

Il precedente record in questa particolare categoria era sempre legato al telescopio spaziale e risaliva al 2018 (conosciuta come Icarus). La stella più lontana mai osservata in precedenza risaliva a quando l’Universo aveva circa quattro miliardi di anni e la luce impiega nove miliardi di anni a raggiungere la Terra. Quindi la nuova scoperta permette di andare ancora più indietro nel tempo con un Universo ancora più giovane e in formazione. A Methuselah rimane il record di stella “più anziana” con un’età stimata di circa 14,5 miliardi di anni (e scoperta sempre da HST nel 2013).

earender stella hubble

Le informazioni ufficiali indicano come la luce della stella avvistata recentemente dal telescopio spaziale Hubble abbia viaggiato per 12,9 miliardi di anni prima di raggiungere il nostro Pianeta. Questo significa che l’Universo al tempo aveva solo il 7% dell’età attuale e non il 30% come nel precedente record del 2018. In passato erano stati avvistati altri oggetti con età simile ma non singole stelle. In genere si trattava infatti di ammassi stellari all’interno delle prime galassie che si erano formate.

Il nome che Brian Welch della Johns Hopkins University di Baltimora ha dato a questa stella è Earendel (o stella del mattino in inglese antico). Per riuscire a individuarla è stato sfruttato l’effetto della lente gravitazionale dell’ammasso di galassie WHL0137-08 che ha permesso di “ingrandire” la galassia all’interno della quale si trova la stella così da permetterne l’individuazione (anche se distorta).

Studiare Earendel permetterà di capire se stelle così giovani rispetto all’Universo avessero caratteristiche simili o diverse dalle attuali. Lo stesso Welch ha dichiarato “lo studio di Earendel sarà una finestra su un’era dell’Universo che non conosciamo, ma che ha portato a tutto ciò che sappiamo. È come se avessimo letto un libro davvero interessante, ma avessimo iniziato con il secondo capitolo e ora avremo la possibilità di vedere come è iniziato tutto”.

earendel star hst

I primi dati indicano come Earendel dovesse avere una massa almeno 50 volte quella del Sole e fosse circa sei milioni di volte più luminosa. Nonostante queste proprietà, senza che WHL0137-08 si interponesse tra noi e la stella neanche il telescopio spaziale Hubble avrebbe potuto individuarla. A causa della distorsione creata dalla lente gravitazionale non è chiaro se si tratti di un sistema binario, ma non sarebbe così improbabile.

Per migliorare la sua osservazione, insieme al telescopio spaziale Hubble arriveranno anche le osservazioni del telescopio spaziale James Webb che potrà sfruttare la sua capacità migliore di rilevare gli infrarossi (la luce di Earendel è più “spostata” verso queste frequenze a causa del Red Shift). JWST permetterà di capire se questa stella ha anche una bassa quantità di metalli pesanti, che sarebbe una rarità. Sempre il JWST potrebbe aiutare a individuare anche stelle più lontane e quindi battere il record dell’HST.

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