Marte: l’ESA studia un sistema per produrre carburante dalle acque reflue degli astronauti

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Marte: l’ESA studia un sistema per produrre carburante dalle acque reflue degli astronauti

Dopo il ritorno sulla Luna (e la permanenza delle missioni umane per più tempo rispetto a quanto fatto con quelle Apollo), il prossimo obiettivo sarà per la prima volta mettere piede su un pianeta diverso dalla Terra e l’obiettivo più semplice è Marte. Del Pianeta Rosso abbiamo diverse conoscenze che ci arrivano dalle varie missioni robotiche che si sono avvicendate nel corso degli anni ma portare degli esseri umani fino a lì è un’impresa tutt’altro che semplice.

esa propellente marte

Sono allo studio diversi sistemi per consentire agli astronauti di sopravvivere a lunghi periodi nello Spazio e ancora non ha volato in orbita un razzo in grado di consentirci lo svolgimento di queste missioni spaziali. Tra le varie possibilità è emersa quella di ibernare gli astronauti che è attualmente allo studio da parte di ESA ma ci sono altre strategie che potrebbero aiutare i futuri esploratori spaziali. L’agenzia spaziale europea, grazie a un partner tecnologico spagnolo, ha proposto un’altra novità.

Utilizzare i reflui degli astronauti su Marte per produrre propellente

Inviare un equipaggio fino al Pianeta Rosso è una missione complessa e potrebbe essere resa più semplice diminuendo la massa da lanciare dalla Terra. Per questo sia per la Luna ma soprattutto per Marte si sta pensando di utilizzare le risorse presenti in loco per evitare di trasportare tutta la massa per il viaggio di andata e ritorno. E proprio in quest’ottica si inserisce il nuovo studio svolto da ESA e Tekniker (società spagnola) che punta a fornire propellente dalle acque reflue degli astronauti.

In particolare il sistema sfrutta l’atmosfera marziana ricca di anidride carbonica (per quanto meno densa di quella terrestre) e la luce solare per realizzare propellente spaziale. Come spiegato da Borja Pozo (di Tekniker) “il reattore sarà alimentato dalla luce solare e dalle acque grigie degli astronauti che verranno utilizzate per aiutare la produzione del propellente”.

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Il tutto avviene sfruttando materiali catalitici ad alta efficienza per produrre metano, monossido di carbonio o alcoli a partire da molecole presenti su Marte (anche grazie agli astronauti stessi). Ricordiamo per esempio che Starship di SpaceX impiega ossigeno e metano liquidi per funzionare ma non sarà l’unico vettore con questa combinazione.

Saranno realizzati fotoelettrodi che utilizzeranno catalizzatori (sfruttando la tecnologia di deposizione chiamata magnetron sputtering) contenenti platino, oro e rame come co-catalizzatori. Grazie a un sistema a più camere sarà anche possibile depurare le acque per renderle utilizzabili per altri scopi.

Di ampie vedute è Jean-Christophe Berton (responsabile tecnico dell’ESA) che guarda anche a problemi più vicini di arrivare su Marte. Per esempio lo stesso sistema potrebbe essere impiegato per realizzare propellente per siti remoti qui sulla Terra e potrebbe essere anche impiegato per decarbonizzare la nostra atmosfera. Come in altre occasioni, la tecnologia utilizzabile nello Spazio potrebbe tornare utile anche qui sul nostro Pianeta.

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