DJI Mavic 3 : evoluzione convincente, ma non per tutti

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DJI Mavic 3 : evoluzione convincente, ma non per tutti

Avevamo provato in anteprima DJI Mavic 3 in occasione del lancio, ma sono passati dei mesi prima che il quadricottero fosse completamente operativo, in attesa di un aggiornamento firmware che ne sbloccasse tutte le funzionalità. Alcune delle quali, inspiegabilmente, non erano nuove: ad esempio prima dell’aggiornamento non era possibile scattare nemmeno i panorami.

DJI Mavic 3: la nostra videorecensione

Dopo l’aggiornamento abbiamo rimesso in volo il drone, per avere finalmente una panoramica più completa delle sue capacità. Per chi vuole tutto e subito, ecco la nostra videorecensione di DJI Mavic 3, nel resto del testo trovate tutti i dettagli:

[HWUVIDEO=”3207″]DJI Mavic 3: sempre al top grazie alla fotocamera Hasselbald e alla batteria maggiorata[/HWUVIDEO]

Aggiornamenti: si sono fatti attendere

Come avevamo già detto in occasione dell’annuncio dell’aggiornamento, per gli utenti Android non è sempre una procedura lineare. Per effettuare l’aggiornamento del drone è infatti necessario aggiornare prima anche il radiocomando e soprattutto l’app. Quest’ultima potrebbe sembrare la parte più facile, ma non essendo più presente l’applicazione sul Google Playstore, l’aggiornamento non sempre va a buon fine e spesso la via più semplice è quella di disinstallare del tutto l’applicazione, procedendo poi a una nuova installazione scaricando la versione più recente del file .apk.

La fotocamera raddoppia e il sensore si allarga

Rispetto al modello precedente, Mavic 3 è cambiato molto, sia nella parte avionica, sia sul fronte della ripresa. La fotocamera è infatti raddoppiata e il doppio modulo integrato nella testina stabilizzata mette a disposizione un sensore molto più grande del precedente, in formato 4/3, e un modulo superzoom da 162 mm equivalenti e apertura f/4.4 che arriva a 28x di zoom ibrido ottico+digitale.

Le possibilità di ripresa quindi si moltiplicano: da un lato migliora la qualità delle immagini riprese dalla fotocamera principale Hasselblad L2D-20c con sensore 4/3 da 20 megapixel, che sfrutta un’ottica con focale equivalente di 24mm F2.8 e 84° di angolo di visione. La fotocamera principale offre anche diaframma regolabile f/2.8-f/11, per agevolare le riprese in tutte le condizioni, senza la necessità di utilizzare filtri ND, che sono comunque integrati nel kit più completo.

Come detto la fotocamera principale offre 20 megapixel di risoluzione e permette di scattare, naturalmente, foto in formato RAW. Di rilievo anche le prestazioni in ambito video, con la possibilità di registrare filmati 5.1K a 50 fps e 4K a 120 fps. In questo modo è possibile registrare filmati per slow motion anche in risoluzione 4K. Troviamo poi la possibilità di registrare video con il profilo colore D-log a 10 bit, possibilità molto utile in tutti quei casi in cui la fase di grading in post produzione è un passaggio importante.

Per chi vuole ancora più qualità video è disponibile la versione top di gamma Mavic 3 Cine, che mette a disposizione la registrazione a bordo con codifica Apple ProRes 422 HQ per un bitrate massimo di 3772 Mbit/s. Per gestire la mole di dati di questi formati, la registrazione non avviene sulle comuni MicroSD, ma il drone si alza in volo con un payload costituito da un disco SSD, per cui il peso di questa versione è leggermente maggiore. DJI Mavic 3 Cine è dotato, infatti di un SSD da 1 TB integrato.


Foto grandangolare

Ingrandimento moderato

Massimo zoom (28x)

Il modulo secondario, come avviene nei cellulari, lavora in tandem con quello principale e permette di mettere a disposizione dell’operatore uno zoom ibrido ottico e digitale che arriva fino a 28x. Utilizzato con moderazione e a bassi fattori di moltiplicazione è un’opzione molto interessante rispetto agli zoom puramente digitali delle fotocamere singole. Da un certo livello in poi, le immagini naturalmente sgranano in modo evidente. Alla massima moltiplicazione le immagini sono poco dettagliate, ma potrebbero in ogni caso risultare utili per alcuni compiti; non solo per fare i paparazzi, ma magari per la caccia fotografia di animali o simili. Il degrado qualitativo è però molto evidente: qui sopra il faro di Brunate che, a 28x, non è più molto riconoscibile.

I tecnici Hasselblad hanno lavorato per sfruttare al meglio i dati combinati delle due fotocamere e creato la nuova tecnologia di rilevamento della messa a fuoco automatica (VDAF – Vision Detection Auto Focus), che sfrutta più sensori di visione per acquisire dati sulla distanza dei soggetti e ottimizzare la messa a fuoco, rendendola più veloce e precisa. I tecnici dello storico marchio svedese della fotografia hanno collaborato anche per mettere a bordo HNCS, Hasselblad Natural Color Solution, come già era avvenuto su Mavic 2 Pro.

Nuova batteria e nuovi sensori per il rilevamento ostacoli

Un passo in avanti molto netto è stato fatto sulla parte avionica, con l’utilizzo di una batteria molto più capiente e che ora permette fino a 46 minuti di autonomia. La batteria BWX260-5000-15.4 LiPo 4S ha una capacità di 5.000 mAh e supporta la ricarica rapida fino a 65W.

Soprattutto, però, gli ingegneri DJI hanno lavorato anche sul rilevamento degli ostacoli, modificando pesantemente la struttura dei sensori. Il nuovo sistema APAS 5.0 combina gli input di 6 sensori di visione fish-eye e 2 sensori grandangolari, che rilevano continuamente gli ostacoli in tutte le direzioni e permettono di pianificare rotte di volo per evitarli, anche in ambienti difficili. Con il nuovo Mavic 3 è decisamente più facile affrontare passaggi difficili, come il passaggio sotto ponti o tra gli alberi, con un’indicazione sempre molto precida della posizione e della distanza degli ostacoli.

In più, la nuova sensoristica gioca un ruolo importante anche nell’aggiornata funzione ActiveTrack 5.0 per l’inseguimento dei soggetti. ActiveTrack 5.0 consente a Mavic 3 di muoversi insieme al soggetto mentre esso si muove in tutte le direzioni e di volare a fianco e intorno a un soggetto in movimento, con meno limitazioni e in modo più sicuro di prima. Inoltre, se il soggetto si muove troppo velocemente ed esce temporaneamente dall’inquadratura, i sensori visivi sul corpo del quadricottero continueranno a seguire il soggetto in modo intelligente e lo riporteranno nell’inquadratura quando esso tornerà a trovarsi nella zona di ripresa della fotocamera. La funzione sul campo si comporta decisamente bene e il sistema ci è parso molto più sicuro nell’agganciare soggetti in movimento e nel seguirli con manovre precise.

A questo proposito, e parlando di stabilità in volo, i tecnici DJI hanno potenziato l’hardware deputato alla ricezione dei segnali satellitari GPS, GLONASS e BeiDou: la maggiore precisione di posizionamento promette di rendere Mavic 3 anche meno incline alle imbardate e più stabile durante gli scatti a lunga esposizione e le riprese in timelapse. Sul campo, questi miglioramenti sono molto evidenti. Non solo ci hanno permesso di far volare il drone anche in condizioni di forte vento, dissipando in un attimo tutti i timori iniziali, ma non abbiamo riscontrato praticamente nessun errore negli scatti panoramici, sempre nella medesima condizione di vento a raffiche. La stabilità del drone è evidente anche nelle riprese, ma soprattutto quando si spinge lo zoom ibrido al massimo: ci si aspetterebbe di vedere immagini ‘ballerine’ e invece la stabilità lascia positivamente impressionati.

Sempre parlando di condizioni ventose, il drone ora è anche più preciso nel calcolo dell’autonomia residua misurando la velocità del vento e tenendone conto per il calcolo della potenza necessaria per tornare indietro con il comando RTH, Return to Home, in base alla velocità del vento e all’effettivo percorso di ritorno.

Rispetto ai droni più piccoli della famiglia, DJI Mavic 3 porta a bordo LED di segnalazione molto più visibili, che rendono più facile il volo a vista, allungando la distanza alla quale è possibile tenere sotto controllo il drone.

Video e foto di qualità

In generale la qualità video è davvero elevata e con essa anche quella fotografica e anche in condizioni di scarsa illuminazione o forte contrasto, come al calare del sole, è possibile ottenere immagini molto buone. Il nuovo sensore più esteso dei precedenti mostra meno rumore al salire della sensibilità e una gamma dinamica adatta anche alle riprese difficili, soprattutto quando si sceglie il profilo colore D-log a 10 bit, che permette ampio spazio di manovra in post produzione, sia per il recupero di luci e ombre, sia per l’enfatizzazione dei colori durante la procedura di color grading.

Prezzi dei diversi kit di DJI Mavic 3

Prima di procedere con le conclusioni, ricordiamo i prezzi dei diversi kit in cui è sul mercato italiano DJI Mavic 3:

  • La versione standard di Mavic 3 viene venduta a 2119 € e include un Drone Mavic 3 × 1, Batteria di volo intelligente × 1, Radiocomando RC-N1 × 1, cavo per RC-N1 × 3, Caricabatteria × 1, Cover di stoccaggio × 1, Eliche (coppia) × 3 e altri accessori essenziali.
  • Mavic 3 Fly More Combo viene venduta a 2829 € e include un Drone Mavic 3 x 1, Batteria di volo intelligente x 3, Radiocomando RC-N1 x 1, Cavo per RC-N1 x 3, Caricabatteria x 1, Stazione di ricarica per batterie x 1, Cover di stoccaggio x 1, Eliche (coppia) x 6, Set di filtri ND (ND4/8/16/32), Borsa da trasporto convertibile x 1 e altri accessori essenziali.
  • DJI Mavic 3 Cine Premium Combo viene venduta a 4839 €, include un’unità SSD da 1 TB integrata e supporta la registrazione video in Apple ProRes 422 HQ. Mavic 3 Cine Premium Combo offre anche di più, con: Drone Mavic 3 Cine × 1, Batteria di volo intelligente × 3, DJI RC Pro × 1, Caricabatteria × 1, Stazione di ricarica per le batterie × 1, Cover di stoccaggio × 1, Eliche (coppia) × 6, Set di filtri ND (ND4/8/16/32), Set di filtri ND (ND64/128/256/512), Borsa da trasporto convertibile, Cavo dati DJI Lightspeed a 10 Gbit/s e altri accessori essenziali.

Conclusioni: il salto di qualità c’è, ma per alcuni Mavic 2 basta ancora

Come spesso accade in casa DJI, il kit “Fly More Combo” è quello che offre il miglior compromesso tra completezza del pacchetto e prezzo di acquisto, soprattutto per l’inclusione della comoda borsa per il trasporto, che diventa anche uno zaino (anche se non comodissimo dal punto di vista ergonomico), e di tre batterie, che garantiscono un’autonomia che va ben oltre le normali esigenze.

La versione Cine è un prodotto spiccatamente professionale e visto il prezzo di acquisto risponde bene solo alle esigenze di chi effettivamente, per questioni di omogeneità del flusso di lavoro, non può fare a meno della registrazione video in Apple ProRes 422 HQ.

DJI Mavic 3 ha sostituito in gamma i fratelli Mavic 2 Pro e Zoom, non più in produzione, e il prezzo della versione base è lievitato in modo consistente. Il kit di ingresso di DJI Mavic 2 Pro era infatti fissato a 1.499€, più di 600€ più basso del prezzo di entrata di Mavic 3. L’aumento di prezzo è giustificato dal contenuto tecnologico del nuovo modello, soprattutto in termini di autonomia e potenza, oltre che a livello di fotocamera, ma per molti prezzo e caratteristiche potrebbero ora eccedere quelli delle reali esigenze, coperte in gran parte anche dai modelli precedenti.

Per chi ne fa un utilizzo professionale, il nuovo DJI Mavic 3 è certamente un prodotto ben studiato, in grado di offrire caratteristiche che ne giustificano l’acquisto. Per l’utenza amatoriale probabilmente il passaggio al nuovo modello è meno giustificato. Sarà comunque interessante vedere come si muoverà il mercato dell’usato, che probabilmente vedrà apparire in vendita un po’ di DJI Mavic 2 Pro a prezzi interessanti, che potrebbero essere la scelta giusta per molti.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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