Criptovalute, arriva il quadro normativo in USA. E settimana prossima tocca all’Europa

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Criptovalute, arriva il quadro normativo in USA. E settimana prossima tocca all’Europa

Nel corso della giornata di ieri, mercoledì 9 marzo 2022, il presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo, lungamente atteso, che getta le basi per la costruzione di un contesto normativo attorno alle criptovalute. L’obiettivo è quello di delineare un impianto su sei priorità chiave che consentano di proteggere i consumatori, assicurare la stabilità finanziaria, prevenire e combattere gli usi illeciti, assicurare la leadership di un eventuale “dollaro digitale” e promuovere l’inclusione finanziaria e l’innovazione responsabile.

E’ il primo ordine esecutivo emesso dall’amministrazione USA che si concentra in maniera esclusiva sul tema degli asset digitali e ha il compito di indirizzare le agenzie federali a comunicare meglio il loro lavoro in tale settore, senza tuttavia definire posizioni specifiche da adottare. E, sulla stessa linea, l’ordine esecutivo non pone alcun nuovo regolamento per le società che operano nel campo delle criptovalute.

Protezione di consumatori, investitori, imprese

Si legge un passaggio importante nell’ordine esecutivo: “Gli Stati Uniti dovrebbero garantire l’esistenza di salvaguardie e promuovere lo sviluppo responsabile delle risorse digitali per proteggere i consumatori, gli investitori e le imprese, mantenere la privacy, e difendere contro la sorveglianza arbitraria o illegale, che può contribuire ad abusi dei diritti umani”.

La volatilità che contraddistingue il mercato degli asset digitali è stata indicata come un problema che potrebbe danneggiare gli investitori. Nell’ordine viene proposto un approccio a 360 gradi per comprendere non solamente i rischi macroeconomici, ma anche microeconomici e per ogni individuo, investitore o impresa che opera con questi asset. La protezione degli investitori è un obiettivo chiave, e a tal proposito lo sforzo promosso dall’amministrazione sarà quello di comprendere la tecnologia alla base degli asset digitali e una disamina dei punti deboli dell’attuale sistema finanziario per capire in particolare in quali aree non serve adeguatamente i consumatori.

All’interno dell’ordine si trova una disposizione diretta al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti affinché rediga un rapporto sul “Futuro del denaro e dei sistemi di pagamento”, che si occuperà di analizzare l’impatto delle critpovalute sulla crescita economica e finanziaria, l’inclusione finanziaria, la sicurezza nazionale e la misura in cui l’innovazione tecnologica può influenzare quel futuro. Il rapporto dovrebbe, auspicabilmente, andare a rispondere anche agli interrogativi sull’adeguatezza dell’attuale sistema finanziario nel soddisfare le esigenze dei consumatori. 

Si valuta l’emissione di un dollaro digitale

L’ordine esecutivo emesso dal presidente Biden avanza inoltre una richiesta alle agenzie federali di valutare in che modo si possa emettere una valuta digitale della banca centrale e in particolare se tale emissione sia in qualche modo di interesse nazionale. In questo campo la Federal Reserve ha già avviato un’attività di studio sull’emissione di dollari digitali, con la produzione di diversi rapporti che hanno valutato sia gli aspetti politici, sia quelli tecnologici, a cui è necessario dare una risposta prima che sia possibile nel concreto emettere una CBDC – Central Bank Digital Currency.

L’amministrazione ha osservato che nel mondo oltre 100 Paesi stanno valutando la possibilità di emettere CBDC, con casi d’uso che comprendono sia transazioni nazionali sia transazioni internazionali. L’ordine esecutivo catalizzerà gli sforzi degli USA nell’avere un ruolo di leadership in questo contesto. Alla Federal Reserve sarà richiesto di esaminare i rischi e i benefici di una eventuale CBCD, con particolare attenzione alla sicurezza nazionale, ai diritti umani e all’inclusione finanziaria, allo scopo di stabilire se l’emissione di un “dollaro digitale” rispetti l’interesse nazionale.

Quanto, invece, al tema della sicurezza nazionale l’ordine esecutivo rappresenta semplicemente un proseguimento del lavoro che sia il Dipartimento di Giustizia USA, sia l’FBI hanno già instradato con le loro rispettive unità dedicate al contrasto dei crimini commessi con l’impiego di criptovalute. L’amministrazione riconosce che gli asset digitali possono rappresentare un rischio “significativo” di illeciti finanziari, citando ad esempio tra gli altri il riciclaggio di denaro, il fenomeno dei ransowmare, i traffici di esseri umani.

“Gli Stati Uniti devono garantire controlli e responsabilità adeguati per i sistemi di risorse digitali attuali e futuri per promuovere standard elevati di trasparenza, privacy e sicurezza, anche attraverso misure normative, di governance e tecnologiche, che contrastano le attività illecite e preservano o migliorano l’efficacia dei nostri strumenti di sicurezza nazionale. Quando le risorse digitali vengono abusate o utilizzate in modi illeciti o minano la sicurezza nazionale, è nell’interesse nazionale intraprendere azioni per mitigare queste finanze illecite e rischi per la sicurezza nazionale attraverso la regolamentazione, la supervisione, l’azione delle forze dell’ordine o l’uso di altre autorità governative degli Stati Uniti” si legge nell’ordine esecutivo.

Criptovalute e asset digitali: ora tocca all’Europa

L’ordine esecutivo (qui in versione integrale) getta di fatto le fondamenta ad un approccio maggiormente unificato e proattivo verso le criptovalute e gli asset digitali da parte dell’amministrazione statunitense e delle agenzie federali, dopo un atteggiamento che in questi anni è risultato per lo più reattivo e volto ad applicare, magari anche con forzature, le norme esistenti agli asset digitali. Si tratta comunque di un ordine abbastanza “morbido” quanto alle politiche concrete e che non fissa alcun tipo di scadenze. E’ comunque un atto necessario, in un contesto dove circa 40 milioni di cittadini americani, ovvero il 16% della popolazione degli Stati Uniti d’America, hanno investito o utilizzato le criptovalute.

Nel frattempo si attende il voto sul quadro normativo europeo riguardante gli asset digitali: il MiCA (Markets in Crypto-Assets) verrà discusso il prossimo 14 marzo al parlamento europeo e punta a fornire un perimetro d’intervento senza probabilmente disposizioni specifiche, un po’ come l’ordine esecutivo statunitense. Il MiCA è in discussione da quasi due anni nelle varie commissioni parlamentari ed avrà l’obiettivo di portare una maggiore chiarezza e un approccio condiviso a livello comunitario su come inquadrare il fenomeno a livello giuridico.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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