OVHcloud dopo l’IPO tra piani di espansione (anche in Italia), backup decentralizzati e sovranità

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OVHcloud dopo l’IPO tra piani di espansione (anche in Italia), backup decentralizzati e sovranità

La conferenza annuale EcoEx di OVHcloud, tenutasi negli scorsi giorni, è stata l’occasione per fare il punto sulle ultime novità del fornitore francese di servizi cloud. L’azienda è in forte crescita e, con l’IPO recentemente conclusasi, OVHcloud ha annunciato un piano quinquennale di investimenti e sviluppo che la vede maggiormente impegnata su quei temi e fronti che l’hanno caratterizzata finora: apertura, trasparenza e sovranità.

OVHcloud parla del proprio futuro alla conferenza EcoEx

OVHcloud EcoEx

OVHcloud sta crescendo rapidamente: l’azienda è cresciuta in media del 20% l’anno (CAGR) per gli scorsi dieci anni, e l’azienda intende continuare questa tendenza anche in futuro. Numeri decisamente importanti che danno bene un’idea della forte necessità che c’è oggi di infrastrutture e piattaforme in cloud.

Per sostenere ulteriormente questa crescita, l’azienda ha recentemente lanciato la propria IPO, raccogliendo ben 350 milioni di euro per una valutazione complessiva di quasi 4 miliardi. I nuovi fondi finanzieranno l’espansione del portafoglio dei servizi offerti da OVHcloud: la prima novità sarà la disponibilità per i clienti di servizi di platform as a service, ma ci saranno novità anche per quanto riguarda l’apertura di nuovi data center e la protezione dei dati.

L’azienda è da tempo impegnata nel tentativo di portare maggiore chiarezza, trasparenza e sovranità nel mondo del cloud. Il termine “sovranità” viene inteso come “libertà di scelta e controllo dei propri strumenti e dati”, come ribadito più e più volte tanto dal CEO, Michel Paulin, quanto dal CTO, Thierry Souche. OVHcloud è stata tra le prime aziende a parlare apertamente di sovranità sui dati e ha iniziato due anni fa a parlare di sovranità tecnologica, ovvero il controllo degli strumenti tecnologici cui ci si affida per evitare il vendor lock-in. Oggi l’azienda inizia a parlare di sovranità operativa, ovvero della libertà dei suoi clienti di decidere dove e come usare tali strumenti. “L’IPO non cambia però nulla per quanto riguarda il nostro impegno e i nostri valori: è solo un modo per raccogliere capitale e avere nuove risorse per sviluppare i nostri servizi”, ci dice Paulin. “La necessità che il cloud sia aperto, reversibile, trasparente e sovrano, e in un certo modo fidato, è un qualcosa che troviamo ovunque. Anche i nostri clienti in Asia e negli USA sono preoccupati circa il trattamento dei propri dati.”

Per arrivare a tale traguardo di maggiore sovranità, l’azienda intende iniziare a offrire la possibilità per i clienti di ospitare hardware gestito da OVHcloud nelle proprie sedi, così da poter avere sistemi edge e on premise integrati con i sistemi di OVHcloud. Tali dispositivi saranno disponibili sia connessi con il cloud che disconnessi e sarà possibile accedere al software per installarlo sui propri sistemi e personalizzarlo nel caso in cui lo si desideri (o se ne abbia l’esigenza). Il software sarà infatti reso open source, così che i clienti possano gestirlo anche indipendentemente da OVHcloud.

L’azienda ha anche annunciato una collaborazione con Google per fornire ai suoi clienti quello che chiama Disconnected Anthos, ovvero una versione di Anthos, la piattaforma dell’azienda americana per il cloud ibrido, che non comunica con i server di Google. Tale configurazione permette ai clienti di OVHcloud di godere dei benefici di Anthos senza, però, dover necessariamente passare per Google preservando, così, la propria sovranità sui dati e sull’operatività. Oltre al supporto esistente a OpenStack e a VMware, poi, l’azienda supporterà anche Nutanix come hypervisor così da offrire continuità ai clienti che ne fanno uso.

Questi annunci fanno parte di un più ampio piano da parte dell’azienda di fornire servizi di cloud ibrido, visto come una soluzione a molti problemi. In quest’ottica, dunque, il rilascio dei sorgenti dello stack software di OVHcloud e la possibilità di installare hardware e software di quest’ultima nelle sedi dei clienti assumono un altro significato dato che sono congeniali al perseguimento di questa strategia di cloud ibrido.

Una novità per il nostro Paese è che OVHcloud intende aprire un nuovo data center situato in Italia e dedicato esplicitamente al mercato italiano, con particolare attenzione alle esigenze delle aziende nel settore aerospaziale. In generale, l’azienda vede delle opportunità di crescita nel nostro Paese sia per quanto riguarda il settore privato che quello pubblico, con il Governo che sembra aver sposato molte delle posizioni sulla sovranità digitale portate avanti da OVHcloud.

Dopo l’esperienza di inizio anno, quando il data center di Strasburgo è andato a fuoco, l’azienda è impegnata nel fornire una migliore protezione dei dati ai propri clienti con quella che chiama “hyper resilience”, ovvero la possibilità di ospitare i file di backup in una posizione geografica differente rispetto a quella dove si trova la macchina oggetto del backup stesso. “Si tratta della prima volta che una cosa del genere viene fatta nel nostro settore”, ci dice Thierry Souche. “Gli altri fornitori di servizi non offrono questo tipo di servizio.” Michel Paulin afferma che “la responsabilità dei backup dovrebbe essere condivisa tra fornitore dei servizi cloud e clienti. Le aziende devono implementare una propria strategia di backup, preferibilmente con una strategia 3-2-1. Ora stiamo implementando questa strategia sui nostri snapshot, ma vogliamo che le aziende capiscano qual è una buona strategia di backup per mettere al sicuro i propri dati. […] Come per le uscite di sicurezza, bisogna fare le prove per sapere che funzionano correttamente.”

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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