Alfa Romeo in crisi, vuole uscirne costruendo auto (elettriche) solo su ordinazione

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Alfa Romeo in crisi, vuole uscirne costruendo auto (elettriche) solo su ordinazione

La fusione tra FCA e PSA, che ha generato al nascita di Stellantis, ha mescolato le carte tra i due gruppi, ma è fuori da ogni dubbio che l’adattamento maggiore lo ha subito Fiat Chrysler. Il motivo è presto detto: meno vendite, minor percezione tra la clientela, e diversi marchi in crisi.

Nelle ultime settimane abbiamo avuto diversi assaggi di quella che sarà la strategia futura di Stellantis, con l’arrivo di nuove Lancia elettriche (tra cui la Delta), con il passaggio totale all’elettrico anche per DS (come ci hanno spiegato durante la prova della DS3 Crossback E-Tense), e con una progressiva elettrificazione che interesserà anche, necessariamente, Alfa Romeo.

Il nuovo corso inizierà con la Tonale, proposta con la motorizzazione ibrida plug-in, ma anche per il marchio di Arese arriverà il momento dell’elettrico. La casa del Biscione deve però fare i conti anche con un disinnamoramento dei clienti, il che ha portato le vendite ai minimi storici. In questo contesto si inseriscono le mosse previste dal Presidente Carlos Tavares e dal CEO di Alfa Romeo, Jean Philippe Imparato.

Alfa Romeo

Il manager ha confermato l’arrivo della Tonale per metà 2022, ed anche l’assenza al Salone di Ginevra (poi annullato del tutto), ma soprattutto ha anticipato la strategia produttiva per il prossimo futuro. Imparato vuole stabilimenti più flessibili, pronti a produrre solo in presenza di effettiva richiesta da parte dei clienti, senza avere vetture ferme nei piazzali o nei concessionari.

Il nuovo modello, definito “built to order”, punta ad una quota di auto prodotte su ordinazione pari all’80% del totale. Imparato ha spiegato che a inizio 2021 questa quota era solo del 38%, e vuole raggiungere il traguardo prefissato entro il 2023. Ma come gestire dunque la forza lavoro negli stabilimenti, immaginando una produzione altalenante? Il CEO punta sulla penetrazione del marchio all’estero, anche in mercati asiatici come quello giapponese, facendo lavorare le fabbriche per destinazione geografica. Si produrranno prima le auto destinate all’esportazione, che impiegheranno poi mesi ad arrivare al cliente finale, e solo successivamente quelle per il mercato locale. In questo modo la vita in fabbrica non dovrebbe cambiare molto, ma si eviterebbero sprechi e sovraproduzioni.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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