Nissan vuole recuperare le terre rare dalle auto elettriche: ecco come intende fare

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Nissan vuole recuperare le terre rare dalle auto elettriche: ecco come intende fare

Nissan Motor e la Waseda University di Tokyo hanno unito le forze per mettere a punto un processo di riciclo per recuperare in modo efficiente “composti di terre rare di elevata purezza” dai magneti dei motori elettrici. I test hanno preso il via in Giappone e, se andranno buon fine, il processo sarà applicato concretamente entro la metà di questo decennio.

La maggior parte dei motori elettrici usa magneti a neodimio, che contengono terre rare come il neodimio e disprosio. Anche se sull’uso del termine “rare” c’è molto dibattito, reperire questi metalli ha un impatto ambientale non indifferente sul paesaggio e sull’inquinamento a causa dell’estrazione e della raffinazione. Inoltre, come fa notare Nissan, ridurne l’uso è importante perché “il mutevole equilibrio tra domanda e offerta porta a fluttuazioni di prezzo sia per i produttori che per i consumatori”.

La casa nipponica è impegnata dal 2010 per ridurre la quantità di elementi pesanti delle terre rare nei magneti dei motori, ma il riciclo rimane fondamentale: finora si era proceduto con la rimozione manuale, un processo grossolano e costoso in termini di tempo e costi. Per fare un passo avanti concreto è necessario sviluppare un processo più semplice ed economico che consenta di riciclare di più e meglio.

A tal proposito Nissan collabora con la Waseda University dal 2017 e, nel marzo dello scorso anno, questa cooperazione ha portato a un processo di pirometallurgia che non richiede il disassemblaggio del motore. L’azienda ne ha parlato in un video su YouTube dove illustra un processo fatto di cinque passaggi:

Il primo passo è aggiungere al motore “un materiale cementante e ghisa”, il quale viene poi riscaldato ad almeno 1.400 C e inizia a fondere. In seguito, è necessario aggiungere ossido di ferro per ossidare le terre rare nella miscela fusa. Il terzo step è quello di integrare nella miscela fusa una piccola quantità di disossidanti a base di borato che sono in grado di sciogliere gli ossidi delle terre rare anche a basse temperature e di recuperare in modo altamente efficiente gli elementi rari. La miscela fusa si separa in due strati liquidi, con lo strato di ossido fuso (scorie) che contiene gli elementi rari che galleggiano in alto mentre lo strato di lega ferro-carbonio (Fe-C) a densità più elevata affonda verso il basso. L’ultimo passaggio è “semplice”, ossia recuperare le terre rare dalle scorie.

Tutto questo processo, secondo Nissan, può recuperare il 98% delle terre rare, riducendo il tempo di recupero di circa il 50% rispetto al metodo attuale perché non è necessario smagnetizzare i magneti, rimuoverli o disassemblarli.

Fonte: http://feeds.hwupgrade.it/

 

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