Facebook, 24 ore di ban a Benjamin Netanyahu

Facebook ha bloccato per 24 ore un chatbot usato per la campagna elettorale di Benjamin Netanyahu: in Israele come in Italia, fermato l’hate speech.

Un chatbot al servizio del leader istraeliano Benjamin Netanyahu è stato bannato per 24 ore da Facebook a seguito della violazione delle norme sull’hate speech. Con le elezioni alle porte, la tensione si sta alzando e con essa i toni del dibattito politico in medio oriente: laddove i toni sono andati oltre un certo limite, però, Facebook non ha esitato a chiudere i rubinetti.

Il blocco è durato 24 ore: per il modus operandi di Facebook si tratta di una sorta di cartellino giallo che, oltre a limitare nell’immediato l’esasperazione dei toni nei confronti dei follower del profilo bloccato (annullando il potenziale comunicativo del canale in un momento cruciale della campagna elettorale), rappresenta un avvertimento per il futuro. Se la violazione dovesse essere reiterata, il blocco potrebbe durare oltre o si potrebbe arrivare al ban definitivo.

In Italia ha alzato un piccolo polverone il ban di Forza Nuova e Casapound da Facebook, con tanto di ampia discussione sulla bontà della libertà di espressione e del diritto privatizzato e sovranazionale identificato in Mark Zuckerberg. Questa discussione, spesso molto limitata ai limiti dei confini nazionali, andrebbe però affrontata nell’ottica più ampia di quel che accade in tutto il mondo, ove Facebook ha a che fare con fenomeni ben più ampi e radicati del sovranismo nostrano. In buona parte gli account italiani erano stati ammoniti in passato con misure simili a quelle ricadute oggi su Netanyahu, poi è arrivato il ban (esteso ad un intero movimento) a chiusura delle reiterazioni delle violazioni.

Le frasi usate da Netanyahu erano particolarmente pesanti contro i partiti rivali nei quali sono presenti rappresentanze arabe, accusate di voler distruggere Israele. Benzina sul fuoco che avrebbe rischiato di divampare ed il social network avrebbe rischiato di rimanerci invischiato.

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Alexa Answers: io chiedo, tu rispondi

Rollout negli Stati Uniti per la piattaforma Alexa Anwers: gli utenti possono rispondere alle domande poste da altri membri della community.

Alexa è intelligenza artificiale, è assistente virtuale, è community: la dimostrazione nell’iniziativa Alexa Answers al debutto ufficialmente oltreoceano in questi giorni. Permette agli utenti di rispondere direttamente alle domande poste da altre persone. Una sorta di piattaforma per la conoscenza condivisa, attraverso la quale sciogliere dubbi e replicare ai quesiti altrui, con l’IA di Amazon a fungere esclusivamente da tramite.

Accessibile al momento solo negli Stati Uniti, consente a chiunque di rispondere a domande del tipo: “Quanti fiumi scorrono in Brasile?”, “Quanto bisogna dormire ogni giorno per stare bene?” oppure “Quanti strumenti è in grado di suonare Stevie Wonder?”. Quesiti ai quali difficilmente un algoritmo può far fronte poiché è difficile reperire la informazioni corrette dalle risorse online.

Il progetto Alexa Answers è stato lanciato lo scorso anno in una fase beta privata accessibile da poche migliaia di utenti e ora è stato avviato un rollout su più larga scala. Una volta ricevuta una risposta, Alexa la riproduce specificando che arriva da un altro utente. Queste le parole di Bill Barton, Vice President di Alexa Information per Amazon.

Ad oggi l’obiettivo non pare raggiungibile, almeno non ancora. Per questo l’IA, talvolta, deve necessariamente farsi da parte e lasciare che siano gli utenti stessi a rispondere.

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Firefox Premium Support for Enterprise a pagamento

Arriva la formula Premium Support di Firefox, destinata all’ambito enterprise: il costo partirà da 10 dollari per ogni installazione del browser.

Anche Firefox avrà la sua versione a pagamento, come anticipato nei mesi scorsi. Si tratta della formula Premium Support offerta a chi opera all’interno dell’ambito enterprise. Le edizioni classiche del browser continueranno a rimanere disponibili in modo del tutto gratuito e ad essere aggiornate di continuo, come sempre avvenuto. Lo stesso vale per la Extended Support Release.

Questi i benefit e gli extra per chi sceglierà la nuova opzione premium: segnalazione dei bug in forma diretta e privata, fix immediato dei problemi relativi alla sicurezza, tempistiche garantite per le risposte fornite dal supporto di assistenza, portale dedicato ai clienti Enterprise, possibilità di contribuire alla definizione della roadmap di sviluppo, ricezione di notifiche relative agli eventi critici (non è dato a sapere con precisione a cosa ci si riferisce, forse all’introduzione di nuove feature) e tool di gestione esclusivi. La formula sarà offerta a partire dal prezzo di 10 dollari per ogni installazione, come si può vedere nell’immagine di seguito condivisa dal sito gHacks.

Le aziende potranno dunque contare su un aiuto in più, a fronte di una spesa periodica, per la gestione di Firefox sui dispositivi e i terminali legati alla propria attività. In questo modo Mozilla punta a generare una nuova fonte di entrate per sostenere il proprio business (come già fatto con un servizio VPN o con le news senza pubblicità) e a rendere il browser di maggiore appeal per l’ambito non-consumer. Ad oggi la maggior parte degli introiti per la società è legata all’impiego di Google come motore predefinito per le ricerche online degli utenti.

Si sta dunque per aprire un nuovo capitolo nella storia di Mozilla, considerando anche le dimissioni annunciate da Chris Beard, che dal prossimo anno non sarà più CEO della società.

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